Di MIRIAM GIANGIACOMO – La riforma dell'universita' continua ad essere una vera e propria via crucis per il governo. Dopo le sconfitte dei giorni scorsi l'esecutivo e' stato ancora una volta battuto nell'Aula della Camera su un emendamento di Futuro e Liberta' all'articolo 19 della riforma dell'Universita', relativo agli assegni di ricerca.
Il testo, su cui c'era il parere contrario di governo, commissione e commissione Bilancio, e' stato approvato con 277 si' e 257 no.
L'emendamento che ha messo per l'ennesima volta ko il Governo è stato presentato dall'onorevole Fabio Granata.
Qual è stato l'iter seguito e quale il suo punto di vista sulla riforma universitaria?

Abbiamo mantenuto l'invito a tutti gli emendamenti accettati o messi ai voti. L'approvazione dell'emendanmento a mia firma non solo migliora la qualita' del testo, ma soprattuttto sottolinea come non esista maggioranza politica in questo Parlamento senza Futuro e Liberta'. E' per questo, attenti e rispettosi delle proteste studentesche e del mondo dell'universita', che non solo non criminalizziamo ma comprendiano profondamente, ci siamo impegnati in una serie importante di miglioramenti del testo, di ricepimento di nuove risorse e di apertura ai concorsi per i ricercatori, che pur non essendo esaustive contribuiscono ad aprire una strada che, dopo il 14 dicembre, e speriamo in un nuovo quadro politico, potra' portare Futuro e Liberta' a presentare una normativa ad hoc sulla ricerca italiana.
Il fatto che il Governo sia stato nuovamente battuto inizia a ricoprire un significato particolare nell'ambito del panorama politico italiano?

I numeri sono argomenti testardi, ma sembra che Berlusconi sia ancora piu' testardo. Non arrendersi all'evidenza della crisi aperta e non cercare attraverso le sue dimissioni di aprire a una agenda di governo e a una base parlamentare diversa e piu' ampia, significa non avere senso di responsabilita' e tradire l'interesse generale.