Nelle scorse settimane il crollo della palazzina a Barletta ha riportato l'attenzione sulle questioni di sicurezza sul lavoro e lavoro nero. Come ha accolto la notizia di questa tragedia?
Quanto accaduto a Barletta rappresenta una nuova sconfitta per il nostro Paese. Dopo la tragedia della Thyssen e numerose altre tragedie che si sono verificate e che continuano a verificarsi, e' evidente che non si e' stati in grado di affrontare la situazione come si dovrebbe.
Ma cosa si sta facendo concretamente per affrontare queste problematiche?
E' vero che nel 2010 sono diminuiti i morti sul lavoro, sono scesi al di sotto dei 1.000, ma una media di tre morti e 2.500 infortuni al giorno resta comunque inaccettabile e va letta tenendo conto del fatto che c'e' stata anche una riduzione delle persone impiegate nel mondo del lavoro a causa della crisi economica con cui il Paese deve fare i conti. Detto questo, bisogna sottolineare che dal punto di vista legislativo in Italia c'e' una legge che e' considerata la migliore a livello europeo, il problema e' che non viene applicata e mancano i controlli sulla sua applicazione.
Come si dovrebbe intervenire?
A questo proposito una cosa buona e' stata fatta nell'ultima manovra con l'inserimento del reato di caporalato con cui si colpisce l'intermediazione illecita e lo sfruttamento del lavoro. Questo sicuramente contribuira' a migliorare la situazione. Credo, pero' che in questa legislatura siano stati fatti anche degli errori. Ad esempio, nel decreto 106 del 2009 sono state ridotte le sanzioni a carico dei datori di lavoro riguardo la responsabilita' del servizio di prevenzione e protezione e questo sicuramente non aiuta. E' inopportuno fare un passo indietro quando invece si e' sulla strada giusta, ridurre le sanzioni di certo non e' positivo.
Marchionne ha annunciato che Fiat uscira' da Confindustria. Quali ripercussioni avra' questa decisione sui lavoratori?
Io sono sempre stato critico con le posizioni di Marchionne. Mi riferisco, in particolare, ai referendum negli stabilimenti Fiat, che non sono stati veri referendum perche' i lavoratori non hanno una vera possibilita' di scelta. Per quanto riguarda poi l'uscita di Fiat da Confindustria, ritengo che le motivazioni date da Marchionne circa un'eventuale politicizzazione di Confindustria appaiono assolutamente pretestuose. Temo che in realtà si sia ricercata una motivazione per giustificare un abbandono dell'Italia da parte della Fiat. Questo avrebbe della conseguenze gravissime per la realta' del nostro Paese e per i lavoratori.















