Di GIUSEPPINA CAVALLO - Standard & Poor's ha appena declassato il rating dell'Italia e Fitch ha minacciato il nostro Paese di un downgrade, sembra che ormai dalle agenzie di rating dipendano le sorti delle democrazie e dell'andamento dei mercati. Per un parere e per capire meglio le dinamiche che ci sono dietro ad agenzie come Standard & Poor's, Fitch e Moody's abbiamo intervistato il professore Emiliano Brancaccio, ricercatore in Economia politica e docente di Fondamenti di Economia politica e di Economia del lavoro presso la Facoltà di Scienze economiche e aziendali dell’Università del Sannio di Benevento.
Professore, pensa sia giunta l'ora di ridimensionare il valore dei giudizi delle agenzie di rating?
Le agenzie di rating presentano dei problemi ormai ben noti, il primo è che commettono errori, in sostanza tendono a sovrastimare cioe' ad essere esageratamente ottimiste quando le cose vanno relativamente bene e eccessivamente pessimiste quando le cose vanno male e gia' questo mette in discussione la loro capacita' di valutazione della solvibilita' del debito dei Paesi. In secondo luogo hanno dei conflitti di interesse evidenti e in alcuni casi scandalosi: uno di questi verte sul fatto che le agenzie di rating prima valutano i debiti dei Paesi e poi sono consulenti di varie istituzioni riguardo alla gestione dei portafogli e questo determina oggettivamente un conflitto di interessi.
E ancora le agenzie sono poche, sono solo tre nel mondo e questo puo' dare luogo a meccanismi non concorrenziali di tipo oligopolistico e in sostanza questi meccanismi non concorrenziali possono ancora di pui' mettere in discussione le loro valutazioni.
Poi che le agenzie non siano particolarmente affidabili lo si capisce da un dato di fatto che spesso le indicazioni di queste agenzie non hanno dirette conseguenze su quello che avviene nei mercati. E di questo abbiamo avuto esempio proprio qualche giorno fa – quando Standard&Poor's ha declassato il rating di Francia e Italia ndr – il mercato aveva gia' incorporato i problemi di Francia e Italia e dei Paesi periferici dell'Europa di conseguenza non c'e' stato un impatto sull'andamento dei mercati. Non bisogna quindi esagerare circa l'importanza delle agenzie di rating, il mercato va male di suo perche' sconta una crisi che e' reale e determina il problema della solvibilita' dei debitori. Questo e' da evidenziare: non bisogna prendersela con le agenzie di rating se i mercati sono in perdita e non bisogna farne l'ennesimo capro espiatorio. Non occorrono le agenzie di rating per capire che ci sono seri problemi di solvibilita' dei debiti pubblici e privati.
Come vede il passo indietro di Berlino che alla richiesta di aiuto da parte di Monti per far scendere i costi finanziamento dei mercati ha risposto che l'Italia puo' farcela da sola? E' una mancanza di fiducia nei confronti di Monti e dell'economia italiana?
Secondo me e' l'ennesima dimostrazione del fatto le autorita' tedesche stanno tenendo un comportamento altamente irresponsabile che puo' costituire la determinante principale della deflagrazione della zona euro. Si deve chiarire una cosa che viene trascurata: se continuano a pretendere che il riequilibrio economico all'interno dell'Unione europea avvenga a colpi di manovre restrittive da parte di Paesi indebitati, che e' di fatto la linea della Germania, avremo effetti contrari. I singoli Paesi che sono chiamati a ridurre la spese aumentando le tasse andranno di fatto a ridurre la capacita' di spesa della loro popolazione e a ridurre la produzione delle merci, l'occupazione e i redditi cose che automaticamente renderanno piu' difficile la capacita' di rimborsare debiti pubblici e privati. Questa spirale, che ha gia' colpito la Grecia e rischia di colpire altri paesi periferici dell'area euro, e' stata provocata dalla linea tedesca che in questo modo rischia di portare al tracollo l'Unione monetaria europea. La Germania invece di dare i compiti a casa agli altri dovrebbe contribuire lei a modificare i trattati europei in senso espansionistico. La vera soluzione infatti sarebbe una riforma dei trattati in senso espansionistico basata su una finanza monetaria che attraverso la Bce pianifichi un massiccio programma di investimenti pubblici che vada anche oltre il Piano Delors. Se la Germania e le autorita' tedesche non si disporranno a questo tipo di cambiamento e prospettiva ma insisteranno richiedendo austerita' ai partner europei la zona euro rischia di esplodere e no sara' colpa della Grecia, dell'Italia o dei Paesi periferici ma la sola responsabilita' sara' della Germania e dei Paesi centrali.
Quindi gli sforzi dell'Italia e del governo Monti non serviranno a salvare l'Europa dalla crisi?
L'Italia da sola non puo' risolvere i problemi europei, puo' dare un contributo e gia' sta eccedendo in questo con troppa austerita'. Si corre cosi' il rischio che le politiche di restrizione finanziaria reprimano il reddito e quindi creino ancora piu' insolvibilità del debito. L'Italia ha applicato alla lettera quello che la Germania ha le chiesto ma e' impensabile che questo meccanismo possa risolvere la crisi.
L'Italia da sola non puo' risolvere i problemi europei, puo' dare un contributo e gia' sta eccedendo in questo con troppa austerita'. Si corre cosi' il rischio che le politiche di restrizione finanziaria reprimano il reddito e quindi creino ancora piu' insolvibilità del debito. L'Italia ha applicato alla lettera quello che la Germania ha le chiesto ma e' impensabile che questo meccanismo possa risolvere la crisi.
Rimanendo in tema di politica interna, crede che le liberalizzazioni possano realmente giovare all'economia italiana?
No. Le liberalizzazioni hanno vari effetti, uno di questi e' aumentare il grado di concentrazione dei capitali all'interni di un'economia ma se siano una soluzione positiva o negativa e' tutto da valutare. E' certamente ingenuo pensare che le sole liberalizzazioni possano generare la crescita che serve per compensare le politiche restrittive della manovra ''salva Italia'' del governo Monti e gli effetti repressivi che questa avra' sull'economia italiana. L'idea prevalente e' che le liberalizzazioni aumentando il grado di concorrenza del mercato riducano i prezzi e quindi favoriscano la crescita. Il problema e' che, sulla base di evidenze empiriche, ci rendiamo contro che non e' detto che le liberalizzazioni comportino un aumento della concorrenza e che quando c'e' concorrenza c'e' di conseguenza una diminuzione dei prezzi. Non esiste liberalizzazione che, per quanto efficace, possa compensare gli effetti delle manovre ''lacrime e sangue''.















