Di MONICA GASBARRI – La stampa e la comunicazione hanno lasciato da parte la cronaca politica per dedicarsi alla cronaca vera e propria: il naufragio del Costa Concordia, la protesta degli autotrasportatori e dei tassisti. Clandestinoweb ha intervistato un esperto di Comunicazione, Michelangelo Tagliaferri, fondatore dell'Accademia di Comunicazione di Milano e nuovo Responsabile delle Aree di Innovazione di Datamonitor, per analizzare il modo in cui queste notizie sono state trattate dalla stampa e che effetto hanno avuto sull'opinione pubblica.

La rivolta dei tir che sta bloccando l'Italia e' arrivata sulla stampa dopo che il movimento siciliano si e' radicalizzato nelle sue forme di protesta. Come viene percepito dall'opinione pubblica e come passa sui mezzi di comunicazione?
Se da una parte e' legittimo che i cittadini protestino con le forme che la costituzione civile offre (e su questa loro capacita' di restare nei limiti si gioca tutto) dall'altra parte i media forniscono la loro interpretazione: alla fine, quella che definiamo opinione pubblica e' poi quella di qualche giornalista piu' o meno consapevole che muove le parole per parlare ai suoi colleghi, per creare animazione dell'informazione. Altro e', invece, creare le condizioni per sentire le persone cosa pensano realmente, creare le condizioni per fare in modo che si possano identificare, dati, commenti e reazioni.

A quali risultati porta un simile sistema?
La conclusione e' l'instaurarsi di un clima di paura che alimenta il bisogno di intervento da parte di un potere forte. In questo modo si legittima la posizione del governo. Da parte mia c'e' molta preoccupazione; l'Italia in questo momento e' verticale come era il Cile, dove lo sciopero ha portato al governo Pinochet. Certo non ci sono proprio le stesse condizioni, e in Italia non si arrivera' a simili estremi, ma c'e' in corso un golpe bianco  e l'esigenza di avere una legittimazione politica forte.

C'e' qualche figura politica che a suo parere potrebbe riprendere in mano la situazione?
I soli politici che possono intervenire sono quelli impegnati sui territori, sindaci, governatori di Regione ad esempio, che non hanno il filtro della stampa e che possano rispondere in prima persona.  Al momento pero' questo e' piu' che altro un governo del presidente della Repubblica.

Riguardo al modo in cui e' stato trattato l'argomento del naufragio della Costa Concordia, qual e' stato l'approccio della stampa e della comunicazione in generale? Ha senso voler ricondurre necessariamente il fatto di cronaca a una metafora delle condizioni socio politiche in cui verse l'Italia?
Si tratta di un modo pessimo di fare comunicazione, soprattutto dal punto di vista della notiziabilita' e della produzione di informazioni fuorvianti. Mi lascia perplesso l'incapacita' di gestire un simile evento dal punto di vista comunicativo. Dov'era l'apparato di comunicazione di una compagnia importante come la costa Crociere? Come e' possibile che il comandante si sia comportato in questa maniera, qando ha il compito di comunicare in maniera chiara, concisa, anche attraverso i silenzi?
La metafora che mi viene in mente e' proprio questa: se l'Italia e' guidata da apparati di comunicazione come questo dove andremo a finire?

Qual e' il paradigma comunicativo in Italia in questo momento? Partendo da Monti…

Rispetto ai provvedimenti economici e alla decisioni del governo, Monti dice esattamente a cosa l'Italia andra' incontro. Se fosse un modo verbale sarebbe sicuramente l'indicativo.
Sulla stampa pero', sui giornali, il modo verbale dominante e' quello del condizionale, i provvedimenti vengono illustrati con una sfilza di condizionali, che lasciano incertezze che si alimentano tra chi  provocano solo un rimbalzo di opinioni, tra col rischio di perdere di vista la notiziabilita'