Di ROBERTO NICCHI – Il Nord Italia si e' svegliato questa mattina con un grande spavento. Diverse, infatti, sono state le scosse sismiche che hanno investito il Veneto, l'Emilia Romagna e la Lombardia. Abbiamo quindi chiesto chiarimenti sull'accaduto ad un esperto sismologo, il Dott. Alberto Marcellini, dell'Istituto per la Dinamica dei Processi Ambientali del Consiglio Nazionale delle Ricerche (IDPA-Cnr).

In un breve arco di tempo nel Nord Italia sono state registrate varie scosse sismiche, anche se di diversa entita'. Secondo lei, c'e' un collegamento tra esse?
Non penso ci sia un collegamento tra i diversi fenomeni. Alcune sono avvenute nel veronese, altre al confine tra Emilia Romagna e Lombardia. Si tratta in generale di una zona poco sismica in base alle carte in nostro possesso ma fortunatamente non si e' trattato di un terremoto di una certa importanza e quindi non ha provocato danni. Certamente alla fine un minimo di collegamento tra gli eventi accaduti c'e' ed e' dovuto ad una variazione di sforzi sulle rocce che, superato un certo limite, danno vita a queste scosse.
Solitamente Milano, una delle zone interessate dal sisma, non e' soggetta a scosse di terremoto. Non questa volta pero'. Crede stia cambiando qualcosa?
Quella di Milano e' una delle zone meno soggette a sismicita', ma e' facile che scosse verificatosi in zone vicine possano essere risentite. Soprattutto se si tratta di scosse avvenute molto in profondita' come quella odierna. Basti pensare che i nostri rilevatori si trovano in uno scantinato della nostra sede di Milano. Come ben si sa, piu' ci si trova ai piani alti di un palazzo, piu' la scossa viene avvertita. Ecco, anche trovandoci in basso e' stata registra un'accelerazione di 1 centesimo di G (accelerazione terrestre). Niente di preoccupante pero', dato che per causare danni il sisma dovrebbe aggirarsi su un decimo di G. Dobbiamo anche considerare che il sisma e' stato ben avvertito nel milanese perche' la zona della Pianura Padana e' si a base di roccia, ma ricoperta da sedimenti sciolti che producono un'amplificazione della scossa avvertita. E' si rilevante la vicinanza di una zona all'epicentro del fenomeno, ma e' anche importante l'accoppiamento tra l'onda sismica scatenata dal terremoto e la zona fino a dove si estende e le strutture, gli edifici, che incontra al suo passaggio.

Dato il verificarsi di varie scosse cosi' ravvicinate tra loro, crede che dobbiamo attenderci uno sciame sismico, anche con scosse piu' forti di cui aver timore?
Non e' mai successo che un terremoto sia arrivato da solo. Il problema e' se questo evento sia un precursore di eventi piu' forti. A mio avviso ci saranno sicuramente altre scosse ma di entita' minore. Come e' anche logico, dato che, se prendiamo l'esempio di un vetro che si spacca a seguito di un urto, registreremo sempre il verificarsi dell'estendersi di crepe che vanno ad estendersi a partire dal punto di urto iniziale.
Possiamo fare qualche tipo di parallelismo tra questi terremoti e il sisma de L'Aquila?
Escludo questa possibilita' sia perche' il sisma avvenuto in Abruzzo era di intensita' maggiore, sia perche' si trattava di zona conosciuta come altamente sismica. Per capire, un esperto si puo' attendere un terremoto di magnitudo 6.6 da quelle zone, mentre dalle zone colpite questa volta ci si potrebbe iniziare a preoccupare da un sisma che superi il 5.5 di magnitudo.