Di MONICA GASBARRI – Ah… i bei tempi della vignetta satirica. Ve li ricordate Altan, Staino, Chiappori? Bè certo, quelli erano gli anni Settanta e forse la politica offriva qualche spunto in più ai pirati della penna.

Nell’anno del ritorno de “Il Male”, ormai, la politica si è trasformata in un monotono valzer di professori impomatati e ingessati che sanno nascondere i loro scheletri dentro armadi chiusi fin troppo bene e pieni di vestiti gessati e ben stirati.

La morte della satira… Meglio dire il letargo. Le penne pungenti sono sempre lì, pronte a tuffarsi nel calamaio appena l’occasione glielo permette: e quale occasione più ghiotta di quella offerta dallo stesso premier? Subito una miriade di vignette satiriche hanno cominciato a fare capolino, in rete e sui giornali, rimbalzando da un social network all’altro. E’ la vendetta del popolo precario che dà a “nonno Monti” un assaggio dell’insostenibile ebbrezza del lavoro “flessibile”.

Seppure avesse mostrato una certa dose di ironia (ve la ricordate la risposta alla surreale interrogazione parlamentare di Calderoli post festa di Capodanno?) fino ad ora Mario Monti non aveva ancora mai prestato il fianco ad attacchi così diretti: aveva saputo mettere una pezza persino all’imbarazzante teatrino delle lacrime della Fornero.

Eppure l’altra sera, nel salotto di Matrix, si è lasciato sfuggire una frase di troppo. Forse aveva cominciato a stufarsi del coro di sbadigli che si levava ogni volta che si apprestava a illustrare una delle tante manovre “salva-questo” e “cresci-quello”, e ha pensato bene di votarsi anche lui alle barzellette…

Chissà.

Buon per gli illustratori satirici, orfani del teatrino tragicomico dei mille Scilipoti della politica, per un po’ avranno di che sfogarsi.