Di GIULIA SANTAMARIA – 100 voci. Sono quelle dello strumento finanziario targato Agenzia delle Entrate. La misura del reddito è l’obiettivo a cui mira il nuovo “Reddito-metro”. Sulla necessità che si debba pensare ai parametri da considerare per fare i conti in tasca agli italiani nessuno può proferire parola, soprattutto alla luce della scure chiamata crisi che giorno dopo giorno si abbatte sulle nostre teste.

Per molti ormai non serve aspettare la fine del mese per capire che ciò che entra è nettamente inferiore di ciò che esce. Il cinema la domenica o la cena fuori il sabato sera non si scelgono più, la famiglia italiana media le evita e basta.

Ma questa micidiale arma in grado di falcidiare l’evasione fiscale darà vita dura solo ai grandi evasori? Purtroppo no. Anche l’onesto cittadino, soprattutto l’onesto cittadino incorrerà ben presto in grossi rischi.

Tante le domande che si potrebbero fare al direttore Befera a cominciare da: avere una domestica che una volta a settimana ci aiuta con le pulizie significa essere benestanti? Portare il cane dal veterinario ci dà diritto a pagare più tasse? E ancora pagare il master di nostro figlio che già vede precluse dinanzi a sé molte delle strade che avrebbe voluto percorrere per realizzarsi, solo per provare a dargli un’opportunità… che significa? Soprattutto quanti sacrifici nasconde?

Accanto al metro del reddito ci vorrebbe forse quello del costo, mi spiego meglio: quanto costa far finta di poter reggere i costi di una vita normale e non riuscire subito ad accettare che in realtà l’italiano medio è ufficialmente un italiano povero?

Il reddito presunto non è il reddito vero. Per comprenderlo non credo serva tirar fuori dicotomie di ispirazione filosofica… Apparire non è essere! Ma davvero siamo ancora a questo punto?