Di VALERIA MENCARELLI – È arrivata oggi l’ultima stoccata del governo alla generazione dei giovani precari. Dopo lo “sfigati” di Martone e il “monotoni” di Monti, oggi secondo il ministro Cancellieri saremmo anche “mammoni”. Vogliamo il posto fisso accanto a mamma e papà.

Cosa dovremmo dire allora noi a questo governo di professori? Noi giovani che siamo forse l’unica categoria a non aver avanzato pretese e richieste, perché non sapremmo da che parte cominciare. Noi che per laurearci, caro Martone, ci siamo dovuti districare in un inferno di soldi e lavori. Noi che al posto fisso, caro Monti, ci siamo disabituati appena messo piede fuori dalla scuola superiore. Noi che ci siamo fatti tre o quattro tirocini “formativi” malpagati o gratuiti. Noi che per trovare un lavoro, cara Cancellieri, rinunciamo a tutto, famiglia inclusa.

Nel migliore dei casi ora abbiamo un contratto a tempo determinato che sventoliamo al resto del mondo come fosse oro che cola. Noi ci rendiamo perfettamente conto che lo è, il punto è se ve ne rendete conto voi che siete già parte del sistema. Voi che siete nelle posizioni di potere, a decidere del nostro futuro senza neanche interpellarci. Voi che avete dato vita a questo mondo dove le speranze sono poche. Voi che siete nel vostro grande ufficio di una banca a dirci che “No, non hai abbastanza garanzie per accendere un mutuo, non hai il contratto a tempo indeterminato”. Voi che siete seduti dietro una scrivania su una comoda poltrona a dirci “No, devo appurare le tue competenze, devi ricominciare da un contratto di stage”. Voi che il posto fisso ce l’avete avuto, forse anche più di uno.

Noi saremmo anche pronti ad accettare precarietà e mobilità, ma è la società che non ce lo permette. E’ la società che avete costruito voi che ci chiede stabilità quando chiediamo un prestito, quando pensiamo di comprare una casa o vogliamo metter su famiglia.

No, noi non vogliamo il posto fisso accanto a mamma e papà. Sappiamo da tempo che sarebbe una pretesa assurda e che quell’Italia non esiste più. Vogliamo che sia l’Italia di ora ad accorgersene e che la smetta di farci credere che siamo noi gli inadeguati quando ad esserlo è lei.