Di VINCENZA FOCERI – Essere detenuti in Italia di questi periodi è la cosa peggiore che possa capitare ad un uomo. Il sovraffollamento agli estremi, la carenza di igiene, le poche risorse e la scarsa assistenza sanitaria ci rendono tra i paesi che fanno della detenzione “una tortura”. Pensate cosa possa essere vivere dietro le sbarre da innocenti!

La storia riportata dal quotidiano romano Il Messaggero ci fa rabbrividire. Un uomo ha scontato ben tre anni e otto mesi di detenzione per rapine mai commesse.  E’ la triste storia di Angelo Cirri,  che dopo aver passato in una cella angusta tutto questo tempo è stato assolto. Eppure la prova della sua estraneità ai fatti era evidente sin dopo due mesi dall’arresto.

Dunque perchè è dovuto rimanere in carcere? Un caso diventato un’odissea giudiziaria incredibile come spiega il giornalista de Il Messaggero e, purtroppo, è un caso come tanti altri. La lentezza della macchina burocratica della giustizia italiana è davvero logorante. Il dl Svuota-carceri che sarà votato martedì prossimo alla Camera, con voto di fiducia, non aiuterà certo a superare questo aspetto. I radicali chiedono da tempo immemorabile che venga riformata la Giustizia “illegale” nel nostro paese. I penitenziari non sono pieni a caso, non è che l’Italia sia un paese di delinquenti incalliti. Buona parte della colpa lo ha il nostro sistema giudicante, che sceglie di tenere in cella anche persone sulle quali i triunali si devono ancora esprimere, in via preventiva sino al processo che troppo spesso arriva dopo tempi biblici.

 Se poi sei anche innocente come nel caso del signor Cirri il tutto diviene ancora più insopportabile. L’uomo è stato strappato davanti ai figli e portato in caserma ancora in pigiama come un criminale della peggior specie. Ad incastrarlo, pare, il racconto di un testimone delle rapine di cui era accusato. Peccato che l’accento dell’uomo di cui questo testimone parlava era campano mentre Cirri è romano. Un particolare che non ha permesso ad Angelo di provare la sua innocenza. Coincidenze hanno potuto incastrarlo ma le evidenze non liberarlo, è dovuto passare nella macchina tritacarne dell’ in-giustizia italiana e farsi anni di carcere. Nonostante la condanna iniziale a 13 anni il romano resta in carcere e decide di andare avanti, di voler provare la sua innocenza. Riuscirà a farlo solo dopo 3 anni e 8 mesi. Chi lo ripagherà? Chi restituirà a questo cittadino italiano il tempo e le esperienze perdute, tra cui la nascita di suo figlio,oltre che un nome e la dignità? Nessuno, questa è la triste verità…