Di GIUSEPPINA CAVALLO – Questo week-end ha visto Atene infiammarsi contro le decisioni del Parlamento che ha dato il via ad un nuovo piano di austerity così come richiesto dall’Unione europea. Nei mesi scorsi è stato spesso azzardato il parallelismo tra la situazione greca e quella del nostro Paese, ma sono davvero paragonabili? Abbiamo intervistato il senatore di Futuro e Libertà Mario Baldassarri, economista e professore all’Università La Sapienza di Roma.

Senatore, come analizza la situazione greca?
La Grecia esprime la punta di un iceberg: sta scontando i costi di un’Unione europea che non c’è e i costi di un’Unione europea che c’è. Il costo dell’Ue che non c’è, o meglio non c’è stata, è che si è accorta solo adesso del caso greco e se ne occupata tardi e male: questo è il peccato originale. I costi della Ue che c’è sono invece le richieste di una politica urgente di austerity da attuare. Non dimentichiamo, poi, che la Grecia è entrata nell’euro truccando i conti e anche in quel caso la Ue ha una culpa in vigilando e non è che due errori fanno una cosa giusta. La Grecia è in crisi da due anni e se all’epoca l’Ue avesse messo a disposizione 30 miliardi di euro si sarebbe risolta allora la situazione e non ci sarebbe dovuto commissariare il paese. Invece in due anni il deficit è passato dal 3 al 12%. Il peccato originale sta nel non aver tenuto conto di uno dei teoremi più famosi dell’analisi economica ovvero quello di Robert Solow, premio Nobel americano per l’economia nonché mio maestro, che 50 anni fa stabilì un teorema di buon senso: se il tasso di interesse sul debito pubblico supera il tasso di crescita dell’economia quello è già default perché è evidente che il debito in rapporto al Pil va all’infinito. L’Unione europea ha messo a disposizione solo l’anno scorso i primi prestiti al 5% di interesse in questo modo è stata l’Europa che ha dichiarato il default greco. Questo ha creato una conseguenza a catena, quella che due anni fa era una piccola palla di neve in cima ad una montagna adesso rischia di essere una valanga. Quindi la colpa è dell’Unione europea ma anche dei politici greci che hanno truccati i conti e adesso chi sconta questi errori è il popolo greco.

Quindi, data questa analisi, regge il parallelismo tra Grecia e Italia?
No, appunto. Con il caso Grecia l’Italia non c’entra nulla. In primis non ha truccato i conti, se non nei limiti delle previsione come hanno fatto anche gli altri, in secondo luogo è entrata nell’euro con i parametri giusti e, terzo, i fondamenti economici italiani sono molto più solidi di quelli greci. L’Italia deve solo stare attenta ad evitare una trappola e cioè che, per ottenere il sacrosanto rigore della finanza, ovvero il pareggio di bilancio e la riduzione del debito pubblico, non ammazzi la crescita economica.

Ma non è quello che ha fatto la manovra “salva Italia” del governo tecnico?
La manovra di dicembre è stata un tampone, è stata la quarta manovra del 2011 ed era urgente e necessaria. Adesso bisogna attuare le cinque riforme strutturali che il governo ha annunciato e sulla quali ha incassato la fiducia in Parlamento.

In primis la riforma del lavoro?
Madre di tutte le riforme e in testa a tutte c’è il taglio dei costi della politica, della corruzione e un’appropriata lotta all’evasione fiscale in modo da recuperare almeno 50 miliardi dalla spesa pubblica per darli alle famiglie e alle imprese per la crescita. Seconda la riforma del sistema pensionistico che è stata fatta a dicembre e terza la riforma del lavoro che è in discussione tra esecutivo e sindacati. Quarta le liberalizzazioni che ad ora sono in Parlamento, ma liberalizzazioni vere le cui colonne portanti dovrebbero essere la separazione tra la rete del gas e Eni e le ex aziende municipalizzate. Quinta e ultima riforma dovrebbe essere creare un fondo immobiliare italiano in modo da conferire 400/500 milioni di immobili pubblici vendibili sul mercato, valorizzarli sul medio e lungo termine e poi venderli per ridurre il debito pubblico.

E lei crede che il governo Monti riuscirà ad attuare queste riforme entro fine legislatura?
No, il governo le deve attuare entro giugno, altrimenti qualcun altro ci dirà che dobbiamo fare un’altra manovra e ricominciare con il cane che si morte la coda. La politica deve valutare una seria alternativa, non ci possiamo permettere un’altra manovra alla Tremonti sbilanciata tutta su nuove tasse, siamo al 47% di pressione fiscale dove vogliamo arrivare? L’Italia non c’entra con il caso Grecia ma sta a noi non trasformarci in un grande caso greco, ci sono i tempi e ce la possiamo fare.