Di VINCENZA FOCERI – E’ stata salutata da tutta Italia come con una “sentenza storica” quella che ha portato alla condanna di Stephan Schmidheiny, e il barone Louis De Cartie nel processo Eternit. I due dovranno scontare 16 anni, per disastro doloso permanente e omissione dolosa di misure antinfortunistiche. Una buona notizia che, però, si mescola alla rabbia di quanti, da questa sentenza, traggono l’ennesimo smacco: il Tribunale ha dichiarato, infatti, che il “disastro ambientale” provocato dagli stabilimenti di Napoli-Bagnoli e Rubiera, in provincia di Reggio Emilia, è prescritto. Dure le reazioni dei familiari di chi, per anni operaio in questi stabilimenti, ha dovuto fare i conti con la morte e con le atroci sofferenze da malattia. Ne abbiamo parlato con Vincenzo Sansone, vicepresidente dell’associazione “Mai più amianto” nonchè figlio di un operaio di Bagnoli deceduto nel 2001.
Vincenzo come commenti la sentenza del tribunale di Torino ?
Il mio commento è banale e sono fortemente combattuto. Di certo sono contento perchè con questa sentenza vengono puniti dei padroni “aggressivi”, che facevano lavorare con materiali pericolosi i loro operai pur sapendo che questi avrebbero danneggiato loro e il territorio su cui le fabbriche sorgevano. E’ un segnale forte che viene indirizzato anche a gente come Marchionne. Con la sentenza di ieri si scrive la storia, la giustizia arriverà.
Tuttavia, come dicevi, sei combattuto. Alla gioia si aggiunge il dolore, la rabbia, per la prescrizione di Bagnoli…
Si, sono molto deluso sia come cittadino di Bagnoli sia come figlio di un operaio morto per colpa del suo lavoro. La prescrizione mi ferisce non tanto perchè penso a quelli come me che hanno perso un familiare o a quelli che ancora stanno combattendo con la malattia che non ha finito di spegnerli ma penso a questo territorio, martoriato da queste aziende e che non è riuscito ad ottenere giustizia. L’apice della delusione è arrivata dopo aver sentito il commento “asettico” del sindaco De Magistris, un commento che questa città non merita. Mi sarebbe piaciuto sentire, piuttosto, un commento acceso come quello di Cota e pensa quanto lontano da me sto andando nel dire questo!
Sei vicepresidente dell’associazione “Mai più amianto” avete intenzione di muovervi dopo questa sentenza?
La nostra associazione raccoglie gente in carne e ossa che ha toccato con mano il disastro causato dalle fabbriche di Bagnoli. Tuttavia aspettiamo che prima venga scritta la sentenza e poi con gli avvocati valuteremo cosa fare.
Cosa ti verrebbe da dire a tuo padre oggi?
Papà amava ripetere una cosa, a quanti gli chiedevano perchè non intentasse causa contro l’Inail lui rispondeva: ”Loro scrivono le leggi e loro le applicano” quindi era inutile. Oggi gli direi, “Mi spiace caro papà ma avevi ragione”. Le leggi scritte da “questi uomini” non ci daranno giustizia. Speriamo solo che il Tribunale capisca che non esistono lavoratori di serie A e di serie B. A papà la malattia è stata riconosciuta nel 98 ed morto nel 2001 dopo un’esposizione avvenuta 25 anni prima. Quando si trattano certe materie la rigidità di alcune leggi non aiuta, bisognerebbe avere una visione più ampia dell’intero sistema.















