Di VALERIA MENCARELLI – Se un’intesa con i sindacati ci sarà, bene, ma il governo è intenzionato ad andare avanti comunque. Si riaccende la polemica sulla riforma del lavoro con le ultime dichiarazioni del premier Monti a Piazza Affari. Una posizione forte quella del capo del governo, che ha scatenato le reazioni dei sindacati e del centro sinistra. Specialmente nel Pd il tema del lavoro sta creando spaccature e divisioni, in particolare dopo l’intervista rilasciata dall’ex segretario Walter Veltroni in cui apriva al governo sul tema dell’articolo 18. La redazione di Clandestinoweb ha intervistato il deputato Cesare Damiano, ex ministro del Lavoro con il governo Prodi e attuale capogruppo del Pd alla commissione Lavoro.
In passato e in questi ultimi mesi lei si è sempre posto in una posizione di difesa rispetto all’articolo 18. Proprio oggi il premier Monti a Piazza Affari ha dichiarato che il governo sta sì cercando un’intesa con i sindacati,ma che se questa non arriverà andranno avanti comunque.
Personalmente a me sembra sbagliata come affermazione, perché non è con forzature o accelerazioni che si potrà arrivare ad un risultato concreto. Il governo ha aperto il dialogo con i sindacati e dovrebbe quindi trovare delle soluzioni condivise, perché in mancanza di queste si aprirebbero problemi anche in parlamento.
Quindi lei sostiene che nel caso in cui il governo andasse avanti da solo sulla riforma del lavoro il Pd potrebbe cambiare la posizione avuta finora in parlamento rispetto al governo tecnico?
Io non parlo a nome del Partito Democratico, ma solo a titolo personale. Mi limito a dire che se non ci fosse un’intesa e ci trovassimo di fronte a decisioni unilaterali del governo si creerebbero sicuramente dei problemi di tenuta parlamentare dell’esecutivo.
Riguardo la polemica degli ultimi giorni sull’intervista rilasciata dall’ex segretario Veltroni, in cui afferma chiaramente che l’articolo 18 non deve essere un tabù, qual è la sua posizione?
Più che un problema di articolo 18 è un problema di prospettiva. Veltroni ha detto sostanzialmente che il governo Monti è un governo riformista, ma la mia opinione è che, specialmente sul piano sociale, non lo sia affatto. Quello che noi chiediamo è infatti che ci siano correzioni sul tema delle pensioni e della cassa integrazione ordinaria, ma abolire la cigs non è una strada percorribile. Riguardo all’articolo 18 io continuo a sostenere che non è fondata l’idea secondo cui toccarlo significa rendere più facile occupare le persone, piuttosto che renda più facile licenziarle.
Il Pd, come ha detto anche lei recentemente, nel prossimo futuro e anche in vista delle elezioni del 2013 dovrà scegliere se essere un partito ad alto tasso liberista oppure laburista. In merito a questo, dove crede che il partito dovrà rivolgersi?
Io mi considero un laburista quindi vorrei che il Pd rimanesse un partito di centrosinistra. Vorrei che la sua anima laburista trovasse un compromesso con il piano più socialista, così come con quello rivolto alla chiesa, una cosa che deve caratterizzare un grande partito come il Pd in quanto convergenza di culture diverse.















