Di DR. SPOT – È uscito in questi giorni lo spot TV di Superenalotto incentrato sull’adattamento della canzone “L’italiano” di Toto Cutugno. Uno spot gioioso, non particolarmente creativo, né originale, ricco di retorica, come la canzone di Cutugno, che è stato sapientemente lanciato in concomitanza del Festival di Sanremo per ottenere un forte ritorno mediatico grazie al ricordo della canzone originale e al legame con il Festival del suo autore.

Lo spot racconta del sogno italiano per antonomasia, la vincita al gioco che cambia la vita. Sisal prima, Totocalcio dopo e Superenalotto incarnano questo sogno e la speranza di quasi tutti gli italiani di poter cambiare la propria vita in un attimo. Uno spot molto nazionalpopolare e un’operazione di marketing e comunicazione sicuramente ben gestita.

C’è un aspetto sociologico che a mio avviso vale la pena di notare. A voler confrontare il “sogno italiano” con il “sogno americano” dell’uomo che partendo dal nulla costruisce un impero basandosi sul proprio lavoro, verrebbe da pensare che noi italiani siamo degli scansafatiche e che cerchiamo sempre le scorciatoie nella vita. Ma non è così.

Noi italiani siamo grandi lavoratori, quanto e più degli americani e la storia patria è piena di personaggi che grazie al proprio ingegno e alla propria laboriosità hanno dato vita a grandissime imprese.

La differenza tra noi e gli americani è che noi non diamo limiti ai sogni, non li vincoliamo ad elementi della realtà. Noi lasciamo che la nostra fantasia voli completamente libera, immaginando di poter raggiungere qualsiasi traguardo. Siamo dei sognatori veri, dei sognatori puri ed questa nostra qualità che ci permette di superare ostacoli della vita quotidiana che per molti altri, americani compresi, sarebbero insormontabili.