Di GIUSEPPINA CAVALLO – Gente legata su una barella, giorni in attesa di avere un ricovero, strutture carenti e risorse insufficienti. Le ultime notizie che arrivano dalla sanità italiana sono allarmanti di certo ma, purtroppo, non non fanno gridare allo scandalo. Non sono “voci fuori dal coro”, sono la triste e inaccettabile realtà di uno Stato che in questo settore, negli ultimi anni, ha accumulato ritardi e vergogne.
Ognuno di noi può raccontare di un’esperienza negativa legata alla malasanità: attese al pronto soccorso, medici scortesi e spesso poco informati, diagnosi sbagliate. E non si parla di alcune città o di alcune regioni, il problema è italiano ed è una situazione che si protrae da decenni: l’Italia è rimasta indietro ad una sanità dove ancora dominano gerarchie e burocrazia e dove manca la trasparenza.
Un Paese come il nostro che ha esportato il “concetto di sanità pubblica” oggi si ritrova quasi al paradosso: il malfunzionamento spinge all’obbligo di scegliere il privato.
Noi paghiamo le tasse eppure il nostro Paese è uno degli ultimi in Europa per spesa sanitaria, investiamo poco e male per non parlare della corruzione che dissipa anche i fondi ben destinati. Viene da chiedersi dove vanno i nostri soldi e come sono destinati visto che abbiamo le imposte più alte d’Europa, ma i servizi peggiori.
Nel paragone con l’Europa, l’Italia, infatti, fa proprio una figura meschina: se prendiamo esempi come quello dei Paesi Bassi dove sono riusciti a coniugare sovvenzionamenti, preparazione del personale e strutture all’avanguardia, la nostra cara Penisola sembra un Paese del Terzo mondo.
Il sistema sanitario francese è uno dei primi al mondo per qualità dei servizi e per offerta ai cittadini, mentre quello tedesco ha i minori tempi di attesa al livello europeo e un investimento nel settore pari al 10% del Pil, uno dei più alti al mondo, mentre l’Italia si attesta ai livelli di Slovenia, Estonia e Repubblica Ceca.
Dal Governo non servono tagli ma investimenti per coprire i debiti, con cui fanno i conti quasi tutte le regioni d’Italia, e incrementare i servizi a favore dei malati. Questo chiediamo ora ai nostri rappresentanti: di non essere più lo zimbello d’Europa.















