Le operazioni per la messa in sicurezza del pozzo di Macondo “stanno procedendo” sul fondo del mare e “dal 15 luglio scorso non c’è stata alcuna nuova perdita di greggio nel Golfo del Messico” da quel pozzo. Lo rende noto il colosso petrolifero Bp informando anche che il “costo della risposta” all’emergenza seguita all’esplosione della piattaforma Deepwater Horizon lo scorso 20 aprile (11 morti seguiti da uno dei peggiori disastri ambientali dei tempi moderni) è cresciuto di due miliari di dollari e “ammonta a oggi a 8 miliardi”.
La cifra indicata da Bp comprende le spese per il contenimento della marea nera, per la perforazione di un nuovo pozzo, per la sigillatura (con la tecnica “static kill”) di quello danneggiato, per il risarcimento dei danni ai privati che ne hanno fatto richiesta, e per il rimborso delle spese sostenute dagli Stati costieri e dalle autorità federali statunitensi.
Bp ricorda anche di aver concordato lo scorso 16 giugno “una serie di misure, a inclusione della creazione di un conto di garanzia da 20 miliardi di dollari per rispondere ad alcuni obblighi scaturiti dalla perdita di gas e petrolio”.
Dall’inizio del disastro ambientale, prosegue la nota, Bp ha raccolto 826 mila barili di “liquido oleoso” e recuperato 265 mila barili di petrolio dal mare aperto. Il pozzo di sicurezza che la compagnia petrolifera sta scavando come misura di sicurezza definitiva “dovrebbe intercettare il pozzo di Macondo a metà settembre, tempo permettendo.Â