"Esitanti. Dubbiosi. Incerti. Con il fantasma di
un no di Fini e dell'ufficio di presidenza della Camera al conflitto di
attribuzione. Stanno messi cosi' – scrive Liana Milella su LA
REPUBBLICA – quelli del Pdl.
Con gli avvocati del premier, intenti alla
lettura delle carte del processo, che spingono per liquidare subito il
dibattimento del Rubygate, farlo e chiuderlo in piu' in fretta
possibile, per evitare che possa essere ricongiunto a quello
Minetti-Fede-Mora, in cui Berlusconi finirebbe nel tritacarne mediatico
delle decine di ragazze che raccontano le notti di Arcore. Ma con i
consiglieri politici di Berlusconi che calcano la mano sulla necessita',
all'opposto, di un segnale di netta contrapposizione ai magistrati, che
passa necessariamente per il conflitto di attribuzione alla Consulta.
Sul quale pero' incombe il rischio di un altola'
di Fini e dell'ufficio di presidenza della Camera, dove i numeri non
arridono alla maggioranza. E' questa la fotografia del week end di
dubbi e incertezze in casa berlusconiana che potrebbe preludere oggi
alla decisione di rinviare ancora l'avvio del conflitto di attribuzione
alla Camera.
'Potrebbe', un condizionale d'obbligo, perche'
nella strategia per difendere il 'capo' mai come questa volta ci sono
stati stop and go, corse in avanti e precipitosi passi indietro. Il caso
del conflitto alla Corte e' emblematico. Uno o due? Uno alla Camera e
uno di palazzo Chigi? Non e' ancora deciso. Pareva certo che oggi, al
presidente della giunta per le autorizzazioni Pierluigi Castagnetti, il
capogruppo del Pdl Maurizio Paniz avrebbe recapitato una lettera per
annunciargli l'avvio del conflitto. Poi ecco la frenata. Perche' a
Montecitorio la procedura e' chiara, la richiesta di conflitto va
rivolta al presidente, il quale la gira alla giunta per un parere. Li'
si vota, le carte ripassano all'ufficio di presidenza che vota sulla
trasmissione all'aula. Qui i berlusconiani non hanno i numeri, temono
che Fini stoppi tutto, e il leader di Fli finora ha rifiutato qualsiasi
messaggero che potesse convincerlo a trasferire il conflitto in aula.
Paniz lo da' per scontato: 'Solo l'aula si
esprime sul conflitto'. Enrico Costa, anche lui componente Pdl della
giunta, aggiunge: 'Su una questione che attiene alle prerogative il
presidente non puo' bloccare alcunche''. Ma il precedente Sardelli
versus Faggiano, dove l'ufficio di presidenza nell'ottobre 2003 non
dette seguito al conflitto pur votato dalla giunta delle elezioni, mette
in agitazione il Pdl. Di una cosa e' convinto l'avvocato del premier
Niccolo' Ghedini, bisogna evitare brutte figure, come un no al
conflitto d'attribuzione. Mentre legge i 22 faldoni del Rubygate, –
prosegue Milella su LA REPUBBLICA – Ghedini si va confermando nell'idea
che questo e' un processo vinto in partenza e soprattutto che puo'
chiudersi in due mesi, con non piu' di 15 o 20 testi tra accusa e
difesa. Un primo grado da chiudere per evitare che un eventuale rinvio
possa farlo riunire a quello Fede-Mora-Minetti dove sfileranno le
ragazze dell'Olgettina. Poi, qualunque sia la sentenza, lo spazio per il
ricorso alla Corte rimane. Come resta la via, seguita dallo stesso
Ghedini nel ruolo di avvocato dell'ex Guardasigilli Roberto Castelli, di
un'istanza del parlamentare alla Camera di appartenenza la quale
delibera se autorizzare o meno il prosieguo dell'azione penale.
Lo fece l'ex ministro Altero Matteoli nel 2009,
ma la conseguenza e' stata un ulteriore ricorso dei giudici di Livorno
alla Corte rispetto a un atto politico dal valore inesistente. La
Consulta deve ancora decidere. Ma i tre giudici del collegio Rubygate,
nella stessa situazione, potrebbe ben andare avanti. A quel punto la
Camera dovrebbe comunque sollevare il conflitto. Oggi, come ogni
lunedi', Ghedini sara' ad Arcore. E non e' escluso che chieda conto alla
procura di Milano del perche', mentre Ruby parla di una trentina di
interrogatori, nei faldoni ce ne sono solo cinque.
Poiche' i tempi stringono per tutti i
processi del premier, ben quattro in un mese (28 febbraio Mediaset; 5
marzo Mediatrade; 11 marzo Mills; 6 aprile Rubygate), oggi gli avvocati,
negli uffici Fininvest, terranno un briefing per limare le strategie.
Sollevare o no il legittimo impedimento? Sempre, o solo per i processi,
come Mills, che rischiano di chiudersi presto e con una condanna per
corruzione? L'11 marzo, giusto quando cade Mills, a Bruxelles c'e' un
consiglio straordinario sull'economia e l'udienza potrebbe saltare. Ma
l'impressione complessiva – conclude Milella su LA REPUBBLICA – e' che
la 'macchina da guerra' anti-processi del Cavaliere, al di la' dei
proclami, non giri ancora a pieno regime".















