Temono Napolitano su intercettazioni e processo breve, ma dopo il Rubygate e le scoperte sulla "cella" di Arcore che ha rivelato le 23 volte della ragazza marocchina dal Cavaliere, pensano a imporre un'autorizzazione anche solo per rilevare proprio una cella telefonica. Vogliono incassare soprattutto la mini prescrizione, una Cirielli bis, per chiudere i processi Mills e Mediaset, ma sfidano il Colle sulla riforma della giustizia. Da via Arenula trapela, per mano dell'agenzia Ansa, una bozza shock in cui scompare l'azione penale obbligatoria, il Guardasigilli diventa il capo del Csm dei pubblici ministeri, i procuratori generali e i dirigenti delle procure vengono eletti dal popolo (è la condizione posta da Bossi per licenziare il ddl costituzionale), i togati del Csm, ridotti a un terzo, vengono sorteggiati, i laici si allargano ai due terzi, il Consiglio non può né dare pareri sulle leggi, né fare documenti di indirizzo politico. Peggio di qualsiasi possibile previsione. Il ministro della Giustizia Angelino Alfano smentisce "in via assoluta" solo l'ipotesi di diventare capo di un Csm (in quello dei giudici resterebbe il presidente della Repubblica). Ma tace su tutto il resto.
Il Quirinale, in tante occasioni, ha sempre raccomandato una riforma condivisa. Ma se realmente la via scelta dal governo fosse questa, non solo l'opposizione farà le barricate e i giudici faranno dure proteste, ma l'atteggiamento del Colle non potrà essere benevolo.
Quali siano le reali intenzioni del governo si chiarirà martedì quando lo stesso Alfano presenterà i testi alla Consulta del Pdl per la giustizia in vista di un consiglio dei ministri che dovrebbe tenersi la prossima, o al più tardi la settimana seguente. Certo è che, in questi giorni, nel Pdl si stanno dando battaglia falchi e colombe, non solo sulla riforma costituzionale, ma anche su intercettazioni, processo breve, mini prescrizione. Proprio com'è successo ieri. Nella riunione, sugli ascolti, s'è scontrato chi, come Luigi Vitali, Manlio Contento, Domenico Benedetti Valentini, vuole tornare al primo, durissimo, testo Alfano, e chi, come l'avvocato del premier Niccolò Ghedini, raccomanda "realismo". Ripartire da zero significherebbe non approdare a nulla. Meglio sfruttare l'ultimo ddl bloccato alla Camera. Ora toccherà al senatore Roberto Centaro, il relatore al Senato, fare il quadro di quello che si può e non si può più toccare. Anche se per certo saranno introdotte novità , come quella assai rilevante dell'obbligo per i pm di chiedere l'autorizzazione per rilevare una cella telefonica.
Ma è il Quirinale l'incubo del Pdl.
Quali siano le reali intenzioni del governo si chiarirà martedì quando lo stesso Alfano presenterà i testi alla Consulta del Pdl per la giustizia in vista di un consiglio dei ministri che dovrebbe tenersi la prossima, o al più tardi la settimana seguente. Certo è che, in questi giorni, nel Pdl si stanno dando battaglia falchi e colombe, non solo sulla riforma costituzionale, ma anche su intercettazioni, processo breve, mini prescrizione. Proprio com'è successo ieri. Nella riunione, sugli ascolti, s'è scontrato chi, come Luigi Vitali, Manlio Contento, Domenico Benedetti Valentini, vuole tornare al primo, durissimo, testo Alfano, e chi, come l'avvocato del premier Niccolò Ghedini, raccomanda "realismo". Ripartire da zero significherebbe non approdare a nulla. Meglio sfruttare l'ultimo ddl bloccato alla Camera. Ora toccherà al senatore Roberto Centaro, il relatore al Senato, fare il quadro di quello che si può e non si può più toccare. Anche se per certo saranno introdotte novità , come quella assai rilevante dell'obbligo per i pm di chiedere l'autorizzazione per rilevare una cella telefonica.
Ma è il Quirinale l'incubo del Pdl.
E alla Consulta parlano diffusamente di appunti degli uffici tecnici del Colle che sarebbero nei soli cassetti di Alfano in cui si rileva l'anomalia del ddl intercettazioni per la stretta inaccettabile sulla libertà di stampa che confligge con l'articolo 21 della Costituzione che invece la tutela. Secondo gli uomini di Berlusconi ci sarebbero anche pesanti rilievi sul processo breve sui termini temporali del tutto irragionevoli e ristretti col rischio di far saltare i processi e provocare risarcimenti pesantissimi per via della legge Pinto. Un'osservazione fatta in commissione Giustizia anche nell'ultima sfilata dei procuratori generali. Il timore di una bocciatura del Quirinale spinge il Pdl a non inserire la mini prescrizione (un quarto in meno rispetto all'attuale) nello stesso processo breve. Sul quale comunque il Pdl sposa la linea "buonista", toglie la norma transitoria e lo applica solo ai dibattimenti futuri. È in questo equilibrio precario dei rapporti con il Colle che si giocherà il futuro delle leggi sulla giustizia. Anche se i falchi premono per una radicale e violenta resa dei conti con i giudici, di cui c'è evidente traccia nella riforma costituzionale ipotizzata negli uffici di via Arenula.















