Dal blog di Manuele Malenotti
Era stato annunciato come un grande succeso (ve lo avevo accennato già nel mio ultimo post) e puntuale è arrivato il primo weekend col botto per la prima parte di Harry Potter e i doni della morte. Gli incassi, come rende noto la Warner Bros, sono da record: il penultimo film del maghetto più amato del mondo, uscito venerdì 19 novembre, ha incassato 330 milioni di dollari in tre giorni di programmazione: 125 milioni solo negli Stati Uniti, 28 milioni in Inghilterra e 21 in Germania.
E anche in Italia è stato il film più visto dell'ultimo fine settimana, facendo registrare un incasso di quasi 7 milioni e mezzo di euro contro gli 855 mila euro del secondo classificato Maschi contro femmine. Numeri che alla fin fine non mi stupiscono più di tanto. La saga tratta dai romanzi di J.K. Rowling ci aveva abituati a botti del genere. Basti pensare che i precedenti sei film avevano complessivamente incassato qualcosa come 5 miliardi e mezzo di dollari.
A mio avviso ci sono diversi elementi chiave che aiutano a capire il successo di Harry Potter: innanzitutto una buona produzione, ma anche il coinvolgimento emotivo che riesce a suscitare. E poi un buon marketing, diffuso a livello mondiale. Harry Potter e i doni della morte, aggiungerei, ha anche una marcia in più: oltrepassa l'argomento infantile per rivolgersi ad un pubblico più adulto.
Del resto si dice che "Harry Potter" sia il libro più letto nel mondo dopo la Bibbia e il Libretto rosso di Mao. E quando un libro vende tanto c'è sempre chi si interroga sui motivi del suo successo. Uno dei motivi può essere che Harry Potter e i suoi amici crescono nel corso dei volumi e i lettori crescono con loro: già dal quarto la Rowling sarebbe stata attenta a raggiungere anche un pubblico adulto. Forse è vero, ma davanti al settimo e ultimo volume si è posta un'altra serie di domande.
Leggerlo è come entrare in una catena empatica gigantesca, condividere pensieri ed emozioni con centinaia di milioni di menti, di età, sesso, cultura e lingue diverse. Volendo, poi, io ci vedo anche una chiave diversa di lettura: un libro che mette sì in scena l'eterna lotta contro il male, però un male che – come dice Silente – si è «spinto oltre il male corrente». Voldemort è persino peggiore, se possibile, di Grindelwald-Hitler.
Il suo potere oscuro si regge non solo sui fedeli e ideologizzati Mangiamorte, fanatici razzisti, ma anche su forze cieche e prive di ideologia come i Dissennatori, che succhiano via le speranze di chicchessia e si nutrono della disperazione degli uomini. Un'allegoria delle droghe pesanti? Delle nuove "fabbriche della cattiveria", militari e sociali? Dell'industria porno, della tv spazzatura? E se al posto dei Babbani mettiamo non solo gli ebrei di Hitler, ma anche i Rom di oggi, i migranti, gli animali? E al posto degli elfi domestici la nuova schiavitù? E al posto del "Profeta" la maggioranza dei giornali e dei media?
E del ministero della Magia la classe politica corrotta? Ma soprattutto se pensate che la storia mette al primo posto l'amicizia, il coraggio e il senso della fratellanza, allora Harry Potter può sembrare un libro sovversivo. Ma chissà, alla fine, come reagirà la generazione cresciuta con il piccolo mago!