27 Giu – In Italia c'e' una ''cultura illiberale diffusa'' che e' una delle cause della mancata rivoluzione liberale del '94. Lo sostiene in un'intervista a La Stampa, l'ex presidente del Senato, Marcello Pera. Sulla manovra, Pera dice che ''viene criticata perche' nessuno vuole i tagli che si dicono necessari: la riduzione dei servizi e' una scusa pietosa''. Quanto alla vicenda del ministro Brancher, commenta: ''avrebbe dovuto andare in tribunale, ma Bossi che l'ha nominato perche' non ci andasse non puo' inventarsi la scusa che non sapeva''. E su Fini aggiunge, ''devasta la Costituzione con la scusa di essere due persone in una''. ''Il punto di caduta del berlusconismo – prosegue Pera – e' la rivoluzione persa per strada. La crisi e' un'ultima occasione ma gli imprenditori dicono che e' superata, quindi tutto puo' continuare come prima''. Quanto al governo ''oltre che vincolato dalla Lega e' frenato dalla cultura socialista dei suoi ministri influenti'', aggiunge riferendosi a Tremonti che fa tagli ''per un dovere di ragioniere''. L'Italia, secondo Pera, ''non ha mai conosciuto la rivoluzione liberale e non la vuole. Tutti vogliono piu' Stato, piu' protezioni, piu' sussidi, piu' incentivi e percio' piu' tasse''. A questa ragione oggettiva del fallimento della rivoluzione liberale se ne aggiunge una soggettiva: ''Berlusconi non e' la Thatcher ne' Reagan, ne' ha mai pensato di imitarli. E' pacifico, ecumenico e accomodante per indole, vuole piacere a tutti e scontentare nessuno. Con un'aggravante, non si e' mai disfatto del conflitto di interessi''.
- L'Italia, rimarca Pera, ''non ha mai conosciuto la rivoluzione liberale e non la vuole. Tutti vogliono piu' Stato, piu' protezioni, piu' sussidi, piu' incentivi e percio' piu' tasse''. ''Berlusconi non e' la Thatcher ne' Reagan, ne' ha mai pensato di imitarli. E' pacifico, ecumenico e accomodante per indole, vuole piacere a tutti e scontentare nessuno''. ''Con un'aggravante: non si e' mai disfatto -sottolinea l'ex presidente del Senato- del conflitto di interessi''. E ''questo lo ha posto in difficilta', anche istituzionale, perche' dal csm su su fino ai capi di Stato in molti hanno giocato su questa debolezza''. E cosi', conclude Pera, ''Berlusconi come merito ha quasi solo la parte negativa della sua promessa, l'aver sconfitto la sinistra, da Occhetto in avanti. Poi ci sono le attenuanti: che rivoluzione liberale si puo' fare in un paese che non ne ha sentito il bisogno neppure quando e' stato sull'orlo della Grecia?''.
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