18 giu. – Sempre piu' simili agli italiani.
Vivono nel nostro Paese da 7 anni, hanno titoli di studio e una
retribuzione di 800 euro al mese. Questo il ritratto degli immigrati
che lavorano in Italia, emerso dall'indagine svolta su un campione di
circa 16 mila stranieri da Ismu, Censis e Iprs per il ministero del
Lavoro e delle Politiche Sociali. I dati sono stati resi noti oggi a
Roma durante il convegno di presentazione del rapporto.
Secondo lo studio, la societa' italiana e' sempre piu'
multietnica.
Gli immigrati, infatti, sono poco meno di 5 milioni e
negli ultimi 4 anni sono aumentati di quasi 1,6 milioni: un incremento
che fa segnare un +47,2%.
Questo implica una crescita dei residenti
pari al +56,5% . Gli irregolari sono invece 560 mila: l'11,3% degli
stranieri presenti sul nostro territorio.
Un terzo degli immigrati, il 32%, ha lavorato in
nero; mentre oggi vive la fabbrica.
Altri, il 21%, si sono trasformati
in colf o badanti e il 16% presta servizio in alberghi o ristoranti. Il
77% dei maggiorenni svolge un'attivita' lavorativa regolare. Piu' di
due terzi sono impiegati nel settore terziario; mentre nei servizi e
nel commercio sono rispettivamente il 40,7% e il 22,5%.

Tra le figure meno diffuse quelle piu' qualificate: le
professioni intellettuali sono solo il 2,4%,
gli operai specializzati
che superano di poco il tetto dei due punti percentuali, i medici e
paramedici l'1,7%. Quasi assenti i titolari di impresa sono quasi e i
tecnici specializzati, con lo 0,5% e lo 0,2%.
Dal punto di vista della condizione lavorativa,
sono in maggioranza gli occupati a tempo indeterminato (il 49,2% del
totale), il 24,8% ha un impiego a tempo determinato, il 9,7% svolge un
lavoro autonomo o ha un'attivita' imprenditoriale.
La meta' degli
immigrati che lavorano in Italia dichiara di percepire una
retribuzione netta mensile compresa tra 800 e 1.200 euro;
il 28% ha un
salario inferiore, compreso tra 500 e 800 euro; il 3% guadagna meno di
500 euro. Solo il 13,3% ha una retribuzione netta mensile che va da
1.200 a 1.500 euro, e appena l'1,2% guadagna piu' di 2.000 euro.
I risultati dell'indagine sfatano il mito secondo il quale gli
immigrati sono coinvolti in forti processi di mobilita' sociale:
l'Italia non e' l'America per loro.
Prevalgono infatti i percorsi di
mobilita' orizzontale: il 66,6% dei cambiamenti di lavoro non
determina una modifica sostanziale della loro posizione sociale.
Solo
nel 21,5% dei casi si verificano percorsi di mobilita' ascendente che
permettono la scalata sociale; nell'11,9% il cambiamento porta
addirittura a un peggioramento della propria condizione lavorativa.
I fenomeni di dequalificazione professionale e
mobilita' discendente risaltano ancora di piu' se si considera che il
59,8% degli stranieri che lavorano in Italia aveva gia' una
occupazione nel Paese di origine.
Le carriere lavorative degli
immigrati sono composte da una sola esperienza di lavoro (nel 33% dei
casi) o al massimo due (40,4%), i
l 19,2% dichiara di aver cambiato tre
impieghi e soltanto il 7,4% quattro o piu' occupazioni.
Generalmente le loro esperienze di lavoro si concludono a
seguito del presentarsi di un'offerta piu' vantaggiosa (39,9%), per il
mancato rinnovo di un contratto a tempo determinato (17%), a causa di
un licenziamento (16%) o a seguito della chiusura dell'azienda presso
la quale sono impiegati (4,6%).
L'indagine evidenzia che il lavoro si trova con il
passaparola: l
o rivela il 73,3% degli intervistati. Seguono gli
intermediari privati e le agenzie di lavoro interinale (9%), le
parrocchie (6,1%) e i sindacati (2,9%). Sono poco efficaci, invece, le
inserzioni sui giornali o su Internet, attraverso le quali ha trovato
lavoro solo il 2,9% degli immigrati, ma anche i Centri per l'impiego
(1,9%).
Il requisito fondamentale per raggiungere la piena integrazione
degli stranieri e' la conoscenza della nostra lingua, acquisita dalla
maggior parte dei lavoratori immigrati. Il 42,8% dichiara di averne
una conoscenza sufficiente, il 33,1% buona, l'8,9% ottima, mentre il
livello di apprendimento e' ancora insufficiente solo per una
minoranza pari al 15,1%.
(Adnkronos).