05 ago. – Via libera del Consiglio dei ministri al dlgs sul federalismo municipale che prevede una cedolare secca sugli affitti e la tassa unica per i Comuni. Si conclude così la prima tornata del processo attuativo del federalismo fiscale. Dopo la pausa estiva la partita riprenderà con le Regioni.
Dalla cedolare secca sugli affitti con aliquota al 20% alla stretta per chi affitta in nero; dalla devoluzione ai Municipi degli incassi sulle imposte sugli immobili alla tassa unica per i Comuni. Sono queste le principali novità contenute della bozza del dlgs sul federalismo municipale, composta da 8 articoli.
Con il varo del decreto si conclude la prima tornata del processo attuativo del federalismo. La partita riprenderà poi a settembre con le Regioni. L'articolo 1 del dlgs stabilisce la devoluzione ai Comuni del gettito delle imposte sugli immobili ubicate nel loro territorio. I trasferimenti erariali verranno ridotti in misura pari al gettito devoluto. In particolare, saranno trasferite: l'imposta di registro e di bollo, quella ipotecaria e catastale, l'Irpef in relazione ai redditi fondiari (escluso il reddito agrario), l'imposta di registro e di bollo sui contratti di locazione degli immobili, i tributi speciali catastali, tasse ipotecarie, e la cedolare secca sugli affitti. Da gennaio 2011 scatterà la cedolare secca sugli affitti con aliquota al 20%.
La cedolare sostituirà l'Irpef sugli affitti, il registro e il bollo. Il nuovo regime, tuttavia, sarà facoltativo. La cedolare potrà essere applicata anche ai contratti di locazione per i quali non sussiste l'obbligo di registrazione. Raddoppiano le sanzioni per chi non dichiara le abitazioni in affitto. Dal 2014 arriverà poi l'imposta municipale che toccherà il possesso degli immobili, prima casa esclusa, e il loro trasferimento in caso di vendita, donazione o eredità. La nuova imposta sarà sdoppiata in 'imposta municipale propria' e in 'imposta municipale facoltativa'. La prima si applicherà dal 2014 agli immobili diversi dall'abitazione principale e al trasferimento di beni, la seconda sarà frutto di consultazioni popolari indette dai sindaci e riguarderà principalmente i tributi comunali relativi all'occupazione di aree pubbliche, affissioni e così via.
La fiscalità immobiliare dei Comuni, stimata in circa 15 miliardi, confluirà nel 'Fondo sperimentale di riequilibrio' che dopo cinque anni lascerà il posto al 'Fondo perequativo' previsto da federalismo fiscale. Allo Stato è attribuita una compartecipazione sul gettito dei tributi. La percentuale sarà definita da un decreto del Tesoro. Infine, per incentivare la partecipazione dei Comuni all'accertamento tributario, al Municipio viene assicurato il maggior gettito derivante dall'accatastamento degli 'immobili fantasma', quelli non dichiarati al Fisco. Viene elevata al 50% la quota dei tributi statali riconosciuta ai Comuni. I Comuni avranno accesso ad alcune tipologie di dati dell'anagrafe tributaria.