02 lug. - di Biagio Marzo – Qual è la ragione che sta spingendo Berlusconi ad alzare il livello dello scontro politico? Un film già visto, però, nella Prima repubblica, quando i governi entravano in crisi, per colpa degli scontri di potere interni alla Dc. Nella Seconda, di così vasta proporzione non si erano ancora visti. Fin quando non sono entrate in gioco nel Pdl le correnti.
Nel corso del Berlusconi 2 (2001 -2006), il sub governo Casini-Fini destabilizzò parecchio l’esecutivo non facendolo governare e di conseguenza bloccando la strategia delle riforme. Così almeno si scusò il Presidente del consiglio. Nell’anno di grazia 2010, il Berlusconi3 è sovente colpito dalla guerriglia ex-An, guidata dal generale Giap–Fini. Da settimane lo sciamano Pannella predica che potrebbe succedere qualcosa. Di che cosa si tratti solo lui e Dio possono saperlo.
E’ solo e soltanto un “puntiglio” del Capo del governo che vuole, costi quel che costi, approvare la legge sulle intercettazioni tra la fine di luglio e gli inizi di agosto, – così come afferma il Presidente della camera – o c’è un disegno, ancora top secret, il cui obiettivo potrebbe essere lo scioglimento anticipato del Parlamento e le conseguenti elezioni anticipate, battendo, qui e ora, il ferro finché è caldo? Cioè, giocando sui consensi ancora favorevoli alla sua persona e alla coalizione di governo, sebbene siano in fase calante. Intanto, Bossi getta acqua sul fuoco e rassicura che si troverà la mediazione “fra le esigenze della gente di non essere intercettata e quelle dei Pm di indagare”.
E sul lodo Alfano ha aggiunto: “Estenderlo è una piccola cosa, il presidente del Consiglio deve badare ad un Paese e qualcosa gli devi dare”. Basta questo per evitare il peggio politico e la diatriba tra le alte cariche dello Stato? Sarebbero una pazzia le elezioni anticipate, quando con una maggioranza simile, che nessun Presidente del consiglio ha avuto mai, Berlusconi può fare e disfare a suo piacimento sul piano politico, governativo e legislativo.
Alla luce dei fatti, le riforme degne di questo nome non sono state ancora approvate e alcune di queste, che sono arrivate in Parlamento, (per esempio, il provvedimento sulle intercettazioni e, in seguito, il lodo Alfano), potrebbero far scoppiare un corto circuito istituzionale. Che investirebbe in prima persona Palazzo Chigi, Montecitorio e Quirinale, i tre luoghi sacri della democrazia parlamentare italiana.
Non è che nella storia recente non si siano viste polemiche tra le istituzioni, in special modo sulle leggi ad personam del premier, sull’uso spropositato della decretazione d’urgenza senza che vi siano i requisiti, imponendo atti di dubbia costituzionalità e soffocando il dibattito parlamentare e, ultimamente, sul caso Brancher: il neo ministro si stava servendo del legittimo impedimento, finché non è intervenuto Giorgio Napolitano mettendo i puntini sulle i, evitandone l’uso. Tuttavia, in piena calura estiva potrebbe succedere un fatto inedito che tutte tre si azzuffino tra loro.
Un brutto spettacolo che sarebbe pagato caramente, dalla democrazia parlamentare. Ragion per cui, per carità di patria bisogna evitare gli scontri che rischiano di creare un vuoto di potere di cui Berlusconi sarebbe il responsabile. Da quando Berlusconi si è insediato a Palazzo Chigi l’unico problema della maggioranza è stato come toglierlo dai guai giudiziari. Un problema sacrosanto, dal suo punto di vista, dato il trattamento avuto da parte delle Procure, quella di Milano soprattutto, ma vivaddio gli italiani hanno anche bisogno di un governo governante e di vivere in un clima sereno sotto l’aspetto economico, sociale e civile, pur essendo consapevoli che c’è una crisi che non fa stare per nulla allegri.
Disponibili anche a stringere la cinghia, purché in cambio ci sia un futuro prossimo migliore. Ma lo sconforto e le recriminazioni nascono quando la situazione si presenta piena di incognite e, per di più, senza una guida sicura e un governo riformatore. Cui prodest? Di certo, non agli italiani che vorrebbero ben altro. Perciò cresce l’insofferenza vuoi verso un modo di governare sui generis vuoi verso il comportamento maldestro dei governanti. Si scordasse l’opposizione di uscire indenne, anzi, vincitrice da questo scontro. Se pensa veramente ciò, vuol dire che non ha capito nulla di come stanno le cose, dato che gli strali della gente sono puntati anche contro di lei, per cui non la farà franca neanche per sogno.
Andreottianamente parlando, siamo al tirare a campare, o, il ciclo berlusconiano è arrivato al capolinea? Speriamo che non sia il primo caso e nemmeno il secondo, sennò l’Italia si incamminerebbe verso un declino irreversibile. Di là da tutto, il Paese ha bisogno di fatti, non di chiacchiere, men che meno di cronaca rosa. Troppa ne abbiamo sentita negli ultimi anni. Alcune narrazioni gossipare sono paragonabili ad alcune scene di “Totò, Peppino e … la malafemmina”. I fratelli Caponi all’estero, cioè a Milano si danno alla dolce vita, in un night club: soldi, donne e champagne. Tuttavia, per come Berlusconi sta tirando la corda sulle intercettazioni e sul lodo Alfano riveduto, corretto e allargato il suo obiettivo è di spezzarla. Di conseguenza, non sarà pace, bensì guerra. Per l’appunto, cui prodest?