05 lug. – Confindustria e Rete Imprese Italia
(Confcommercio, Confartigianato, Cna; Casartigiani, Confesercenti)
ribadiscono ''le preoccupazioni'' gia' espresse nei giorni scorsi, in
merito alle misure contenute nella manovra finanziaria relative alla
riscossione (art. 38) e alla compensazione dei debiti e crediti
fiscali (art.31).
(Confcommercio, Confartigianato, Cna; Casartigiani, Confesercenti)
ribadiscono ''le preoccupazioni'' gia' espresse nei giorni scorsi, in
merito alle misure contenute nella manovra finanziaria relative alla
riscossione (art. 38) e alla compensazione dei debiti e crediti
fiscali (art.31).
Le imprese, si legge in una nota congiunta, ''fanno
appello al Parlamento e al Governo, al Presidente Berlusconi e al
Ministro Tremonti affinche' vengano modificate queste norme, che,
nella formulazione attuale, costituiscono violazioni gravi dei diritti
dei contribuenti e nulla hanno a che fare con il contrasto
all'evasione''.
La proposta che e' stata avanzata in Commissione Bilancio al
Senato di portare da 150 a 300 giorni la durata massima della
sospensione giudiziale degli atti di recupero dei crediti verso
l'amministrazione, sottolineano in una nota congiunta, ''non risolve
il problema, a fronte del fatto che la durata media dei soli
procedimenti di primo grado supera i 700 giorni.
appello al Parlamento e al Governo, al Presidente Berlusconi e al
Ministro Tremonti affinche' vengano modificate queste norme, che,
nella formulazione attuale, costituiscono violazioni gravi dei diritti
dei contribuenti e nulla hanno a che fare con il contrasto
all'evasione''.
La proposta che e' stata avanzata in Commissione Bilancio al
Senato di portare da 150 a 300 giorni la durata massima della
sospensione giudiziale degli atti di recupero dei crediti verso
l'amministrazione, sottolineano in una nota congiunta, ''non risolve
il problema, a fronte del fatto che la durata media dei soli
procedimenti di primo grado supera i 700 giorni.
Se passasse questa
norma, il contribuente sarebbe costretto, pena il pignoramento, a
pagare gli importi richiesti dall'amministrazione, pur essendo ancora
in attesa di sentenza e a fronte di pretese che nella grande
maggioranza dei casi risulteranno successivamente non fondate''.
Cio', affermano, ''non e' accettabile, dara' luogo a
contenziosi, anche in punto di legittimita' costituzionale, in molti
casi portera' a conseguenze irreparabili, specie per le piccole e
medie imprese''.
Per rimediare al problema, rilevano Confindustria
e Rete Imprese Italia, ''occorre che la sospensiva duri quantomeno
sino alla sentenza di primo grado. L'altra misura che desta allarme
riguarda il divieto di effettuare compensazioni fra crediti e debiti
fiscali in presenza di accertamenti anche di importo modesto (1.500
euro).
norma, il contribuente sarebbe costretto, pena il pignoramento, a
pagare gli importi richiesti dall'amministrazione, pur essendo ancora
in attesa di sentenza e a fronte di pretese che nella grande
maggioranza dei casi risulteranno successivamente non fondate''.
Cio', affermano, ''non e' accettabile, dara' luogo a
contenziosi, anche in punto di legittimita' costituzionale, in molti
casi portera' a conseguenze irreparabili, specie per le piccole e
medie imprese''.
Per rimediare al problema, rilevano Confindustria
e Rete Imprese Italia, ''occorre che la sospensiva duri quantomeno
sino alla sentenza di primo grado. L'altra misura che desta allarme
riguarda il divieto di effettuare compensazioni fra crediti e debiti
fiscali in presenza di accertamenti anche di importo modesto (1.500
euro).
Come si e' gia' fatto osservare, il divieto di compensazione
puo' essere imposto, ma solo quando vi sia la piena certezza del
debito fiscale, ossia quando lo stesso sia iscritto a ruolo
definitivo''.
Al riguardo, sottolineano Confindustria e Rete Imprese Italia,
''si fa notare che il titolo della rubrica (riportato anche nella
relazione illustrativa e nella relazione tecnica) recita: 'Preclusione
alla autocompensazione in presenza di debito su ruoli definitivi'. Nel
testo dell'articolo 31 si fa invece riferimento a debiti 'iscritti a
ruolo per imposte erariali e relativi accessori' e si omette la
qualificazione 'definitivo'.
''Stupisce ed allarma'', rilevano, ''il fatto che, sino ad oggi,
non si e' riscontrata alcuna disponibilita' da parte del Governo a
introdurre nel testo questa qualificazione, che appare invece
assolutamente necessaria per tutelare i diritti dei contribuenti. Si
ribadisce infine che le sanzioni previste nel caso di violazione del
divieto di compensazione (il 50% dell'importo indebitamente
compensato) sono del tutto sproporzionate''.
(Adnkronos).
puo' essere imposto, ma solo quando vi sia la piena certezza del
debito fiscale, ossia quando lo stesso sia iscritto a ruolo
definitivo''.
Al riguardo, sottolineano Confindustria e Rete Imprese Italia,
''si fa notare che il titolo della rubrica (riportato anche nella
relazione illustrativa e nella relazione tecnica) recita: 'Preclusione
alla autocompensazione in presenza di debito su ruoli definitivi'. Nel
testo dell'articolo 31 si fa invece riferimento a debiti 'iscritti a
ruolo per imposte erariali e relativi accessori' e si omette la
qualificazione 'definitivo'.
''Stupisce ed allarma'', rilevano, ''il fatto che, sino ad oggi,
non si e' riscontrata alcuna disponibilita' da parte del Governo a
introdurre nel testo questa qualificazione, che appare invece
assolutamente necessaria per tutelare i diritti dei contribuenti. Si
ribadisce infine che le sanzioni previste nel caso di violazione del
divieto di compensazione (il 50% dell'importo indebitamente
compensato) sono del tutto sproporzionate''.
(Adnkronos).















