21 Lug. – di Antonio Creti – Ci sono attimi di poesia che solo il calcio ci puo' riservare. Oggi è un giorno di quelli. E' distillato di poesia veder sgambettare sul prato verde Roberto Baggio che si accinge al corso allenatori a Coverciano.

Ed è poesia ancor piu' forte e vera, apprendere che sedici anni dopo è ancora grande Zeman.

Il boemo torna a Foggia là dove è diventato grande, in quel Foggia che venti anni fa aveva portato in serie A, fino a sfiorare nel '94 l'ingresso in Coppa Uefa.

Torna alla ribalta il "trio delle meraviglie" che realizzò quella incredibile avventura. Torna il presidente Pasquale Casillo e con lui il fedele collaboratore Giuseppe Pavone, come direttore sportivo. Soprattutto torna quel cipiglio fiero, enigmatico e severo, da antico romano, con la sigaretta perennemente accesa, di Zdnek Zeman.

E statene certi, ancora una volta ci stupira'. Il maestro Zeman, come ancor oggi lo chiama Francesco Totti, che in più occasioni ha affermato di quanto il tecnico boemo sia stato essenziale per la sua maturita' sportiva, tattica e umana, torna a calcare i campi di calcio, dopo aver subito l'ostracismo di questi anni.

Le sue dichiarazioni sul doping "farmaceutico" della Juventus. Le sue denunce sempre piu' forti sul sitema Moggi lo avevano relegato da anni ai margini del calcio.

Adesso riparte da zero. E ovviamente riparte da Foggia. Dal suo stadio, lo Zaccheria che, statene certi, e' gia'  pronto per la rinascita. Torna anche Don Pasquale Casillo, al timone del Foggia (Prima Divisione) comprato dall'imprenditore Tullio Capobianco che lo aveva fatto precipiatre nell'abisso dell'anonimato.

Anche per lui e' la rivincita. L'ex re del grano, assolto (tredici anni di processo) per il crac del suo gruppo, che gli era costato l'arresto nel 1994 con l'accusa di concorso esterno in associazione mafiosa. Se Casillo deve tantissimo a Zeman il boemo deve praticamente tutto a Casillo che lo scopri' al Licata e se ne invaghi' subito.  Con i due personaggi al timone, furono 4 stagioni memorabili. Signori, Rambaudi, Kolyvanov, Di Biagio, Shalimov, tutti giocatori acquistati per un pugno di milioni e rivenduti a peso d'oro, con Casillo che a conti fatti seppe realizzare una plusvalenza record di 52 miliardi di lire.

Altro che il grano. Il calcio divento' il grande business di Don Pasquale, grazie alle vittorie di "mastro" Zeman.

Ma Zdenek Zeman è stato anche qualcosa di meglio e di piu' di un grande allenatore. Qualcosa di meglio e di piu' di un semplice testimone di accusa. Quel 4-3-3 che con lui, per la prima volta, venne sperimentato in Italia, e si affermo' a suon di vittorie, cambio' pelle e mentalita' all'angusto scenario tattico di una Italia pallonara, bloccata sempre sull'idea del catenaccio e della palla lunga e pedalare.

Soprattutto ritiorna alla ribalta e si materializza sulla scena quell'amore suggestivo e profondo, di riverenza e rispetto che mai come a Foggia ha legato per sempre un allenatore alla sua città.

Di gesti scaramantici collettivi (nessuno passava mai dal cancello n.17), di situazioni collettive surreali, come quando allo stadio Zaccheria rimanevano tutti fermi, bloccati ben oltre il fischio di chiusura dell'arbitro: tutti fermi al loro posto alla fine di ogni gara, nessuno andava via finche' Zeman non si alzava dalla panchina.

Don Pasquale e il boemo non sono piu' dei ragazzini, adesso, ma vogliono sul serio riprovarci. Casillo ha ricomposto il team di Zemanlandia e ha gia' messo a segno anche il primo colpo: il centrocampista sardo Salvatore Burrai. Con Zeman vedremo all'opera ragazzi che da semplici velocipedi diverranno fior di giocatori. I "gradoni" grigi di una cemento consunto dello zaccheria colerenno sudore e lacrime. Con ogni probabilità, illustri sconosciuti, saliranno alla ribalta del grande calcio.

Casillo e Zeman ci avevano già riprovato una volta, qualche anno fa, fallendo con l'Avellino. Ma Zemanlandia non può che vivere nella favola Foggia, città mai rinata dai disatri della guerra. Grigia e tetra nell sua urbanità dozzinale, ma che con Zeman ha saputo vivere momenti di fierezza incredibile.

Rivedere simblicamente insieme, nello stesso giorno, seppur a latitudini lontane e diffrrenti Baggio e Zeman, significa semplicemente che in questo calcio amaro, di sogni spezzati e di delusioni mai digerite, c'è spazio ancora per un sogno. Ben oltre l'estate!