Evidentemente alcuni giornalisti non si fermano neanche davanti all'evidenza. Nonostante
la chiusura dell’inchiesta di Perugia sulla presunta 'cricca' degli appalti ed il fatto che
i magistrati abbiano dichiarato l'estraneita' ai fatti dell'onorevole Claudio Scajola, un
articolo firmato da Marco Lillo in data 12 maggio su "Il Fatto
Quotidiano" continua a rimpastare la vicenda e a pretendere di aver trovato elementi
'schiaccianti' sull'onorevole
.
Nell'articolo si fa riferimento a due fatture del 2002 che
dimostrerebbero l'esistenza di commesse dirette tra il Ministero all'epoca guidato da
Claudio Scajola e societa' legate all'imprenditore Diego Anemone, il tutto attraverso il
dipartimento di Protezione Civile capeggiato da Guido Bertolaso. Ecco, il Fatto parla di un
colloquio tra Bertolaso e un certo dottor Guidelli. Nella telefonata, datata 3 aprile 2009,
il capo della Protezione civile conferma che "i ministri Scajola e Tremonti" hanno
trasferito sul conto (della Protezione civile) 226 milioni di euro per l'avanzamento dei
lavori per il G8 alla Maddalena. Milioni, aggiunge il giornale di Travaglio, che
interessavano proprio Anemone e Balducci, e che rappresenterebbero una traccia di un
"intervento piu' importate" scovato tra le carte dell'indagine.
Uno scoop? No, solo un'enorme
bufala! Lo ha confermato, sempre il 12 maggio, l'autorevolissima agenzia di stampa Ansa che
riferisce, senza lasciare adito ad interpretazioni:
"Sono documenti gia' vagliati dagli
inquirenti perugini e dai quali non sono scaturiti elementi ritenuti utili alle indagini
quelli relativi a lavori svolti nel 2002 al ministero dell'Interno guidato allora da
Claudio Scajola e ora al centro di un articolo del Fatto. Carte comunque trasmesse dai pm
del capoluogo umbro alla Procura di Roma per una loro eventuale valutazione".
Cosa
significa? Chiarisce sempre l'Ansa: "I lavori relativi ai condizionatori avrebbero avuto un
valore di poche decine di migliaia di euro e vennero compiuti da una societa' che operava
anche per il gruppo di Diego Anemone, il personaggio considerato al centro dell' indagine
sugli appalti per i Grandi eventi. Inchiesta incentrata invece su grandi opere pubbliche
relative agli ultimi anni".

Ma veniamo al passaggio chiave, che fa capire come in fondo sia la procura di Perugia
stessa a smentire Marco Lillo e il Fatto Quotidiano:
"Esaminando i documenti gli inquirenti
perugini non avrebbero inoltre rilevato alcuna loro competenza, legata al coinvolgimento
negli accertamenti dell'allora procuratore aggiunto di Roma Achille Toro. Hanno comunque
deciso di inviare una copia degli atti alla procura della capitale per un eventuale
approfondimento".
Tradotto in parole semplici significa che la procura di Perugia,
nell'ambito dell'inchiesta che sta conducendo, ha gia' preso ampiamente in considerazione
le fatture attraverso le quali gli amici di Padellaro e Travaglio vorrebbero tirare
nuovamente in causa Scajola e ha ritenuto che non ci fosse nulla su cui procedere.
Poi, nel
rispetto delle rispettive competenze, e dunque della legge, ha comunque rinviato ai
colleghi romani gli atti. In pratica non c'è stato nemmeno bisogno che Scajola rispondesse
al Fatto Quotidiano perche' la risposta l'ha data spontaneamente la stessa procura di
Perugia
la settimana scorsa confermando la sua innocenza, cosi' come ha sottolineato
l'Ansa, che ha svelato l'ennesimo finto scoop.