24 lug. – Doppio si in Commissione. Potranno essere pubblicate le intercettazioni rilevanti e non ci sarà bisogno dell'autorizzazione della Camera per le intercettazioni di parlamentari. Insomma la Legge si sgonfia. In mattinata era passato l'emendamento presentato dal Governo sulle Intercettazioni. La commissione Giustizia della Camera approvava la proposta di modifica, su cui aveva lavorato il sottosegretario Caliendo e l'ufficio legale del Ministero di Grazia e Giustizia. L'emendamento prevede la possibilità di pubblicare le intercettazioni rilevanti ai fini delle indagini. Il giudizio di "filtro" spetterà al Gip, entro un tempo determinato. Inoltre non sarà più necessaria l’autorizzazione delle Camere per le intercettazioni indirette di parlamentari. La commissione Giustizia della Camera ha infatti anche approvato all’unanimità un emendamento dell’Udc che sopprime la norma inserita nel ddl intercettazioni al Senato. Potranno quindi essere pubblicate senza autorizzazione le intercettazioni dei parlamentari.

Hanno votato a favore della proposta di modifica e quindi insieme alla maggioranza, i rappresentanti di Pd e Udc. Contraria l’Italia dei valori ha votato contro. Il provvedimento passa ora alle commissioni competenti per i pareri e tra martedì e mercoledì dovrebbe essere votato il mandato al relatore Bongiorno a riferire in aula dove il ddl approderà per la discussione generale giovedì prossimo 29 luglio.

L'opposizione, come già si era da più parti espressa, ha quindi scelto di percorrere la strada del "male minore". Va anche ricordato il profondo malumore manifestato dal Premier, che si era espresso negativamente sulla soluzione voluta da "finiani" e operativamente gestita dalla on. Bongiorno. Berlusconi aveva infatti detto:"Così non cambia nulla!"

Slitta invece la discussione sul nuovo parere al ddl intercettazioni da parte del plenum del Csm che si sarebbe dovuto pronunciare stamani. Il Quirinale, infatti, non ha potuto esprimersi per i tempi brevi e dunque "in ventiquattro ore non è arrivato l'assenso" alla discussione della pratica. Lo ha riferito lo stesso vicepresidente del Csm, Nicola Mancino. Con ogni probabilità, però, non sarà questo plenum ad affrontarla: Mancino ha sollecitato il Csm a "usare la ragione piuttosto che la legittimazione" e dunque a rinviare la trattazione del parere sulle intercettazioni al nuovo Csm, visto che l'attuale cadrà il prossimo 31 luglio.