26 Lug. di Carlotta VanniSemplicemente formidabile. Si è sempre mostrato un campione, una leggenda, da far invidia a mostri sacri dello sport italiano come Coppi, Meazza, Tomba e Bartali, da far strappare i capelli a giovani talenti che cercano in tutti i modi di scoprire quel segreto, che forse non c’è, che lo rende straordinariamente forte.

Sarà forse la determinazione, la voglia di gloria o più semplicemente il carattere espansivo e privo di timore che lo porta a battere qualsiasi avversario che gli si metta davanti, o che soltanto ci prova. Sarà invece l’esperienza, che ha sempre posseduto, la cosa che determina il vero campione, che caratterizza “The Doctor”. Sarà forse la sfacciataggine che mostra davanti alle telecamere, agli altri piloti, ai sui tifosi, che lo rende così sicuro, così imbattibile.

Un mistero che trascina dietro di sé milioni e milioni di fan di tutto il mondo, un mistero che ha accompagnato Vale fin dalla classe minore, fin dai quindici anni, momento in cui ha debuttato nel motomondiale. Al suo ritorno dopo l’infortunio si è mostrato come sempre determinato, sicuro di sé e della propria moto, con la quale ha un rapporto speciale, che nessun altro pilota ha.

Quando è salito in sella alla numero 46 non ha avuto nessun dubbio, si è subito fidato di quella moto che solo 42 giorni prima gli si era imbizzarrita; ha mostrato molta tranquillità, come se nulla lo avesse separato dai circuiti per più di un mese. Al Sachsering tutti si aspettavano un Rossi convinto, competitivo, ma forse pensavano che una sicurezza psicologica non potesse avere la meglio su un fisico messo maluccio; Vale ha stupito tutti, facendo vedere di che pasta d’acciaio è veramente fatto, di una pasta che si piega ma non si spezza mai e che dura molti anni.

Stoner sicuramente non si aspettava una gara così agguerrita da parte di quel pilota che l’anno prossimo prenderà il suo posto in Ducati; ha dovuto usare tutta la sua bravura, la sua esperienza ed i suoi trucchi per arrivare davanti ad quel “vecchietto” che vola con una gamba sola, che per di più, in quei 21 giri, non si è preso neanche un rischio.

A Sachsering è stato un quarto posto ottenuto senza spingere la sua moto, ed il suo fisico, al massimo, un quarto posto del quale si è detto di essere felicissimo. Tutti i suoi fan hanno sperato fino all’ultimo che arrivasse terzo, ma alla fine forse è meglio che sia andata così e che abbia fatto passare un giovane pilota che altrimenti si sarebbe abbattuto più che mai.

A Laguna Seca ha mostrato tutto il suo talento, e non ha risparmiato neanche l’amico Dovizioso che si trovava tra lui ed il suo obbiettivo: il terzo posto. Era partito con l’intento di raggiungerlo, e non conquistarlo perché si conquista solo la vittoria, e l’ha fatto, nonostante la fatica, il dolore ed una pista difficilissima. Ha dato la paga a tre piloti, tra i quali due correvano solo con l’orgoglio e la voglia di far bene in casa; hanno tentato di sorprenderlo in qualche staccata, ma non ci sono riusciti, perché anche il “Dottore” conosce a memoria il circuito che lo ha riportato alla vittoria del mondiale dopo due anni.

È stato freddo, prudente, consapevole dei propri mezzi, ed è arrivato al podio comunque; un podio raggiunto con veramente pochissime energie, ma sufficienti per far entrare in testa a tutti, Lorenzo compreso, che se questo mondiale non lo vince è solo per l’infortunio del Mugello, e che comunque ci riproverà l’anno prossimo; intanto fa divertire e crescere i giovani talenti, che ne hanno bisogno se poi un giorno vorranno battere Vale. La leggenda del “Dottore” che si sta scrivendo e che si scriverà ancora nei libri di sport rimarrà per sempre e verrà mostrata tra molti anni ai bambini per far capire il vero significato dello sport.