Nel Lazio l'88 per cento dei Comuni ha nel proprio territorio abitazioni in aree a rischio frana o esondazione, il 30 per cento vi ha addirittura costruito interi quartieri e il 15 per cento vi ha edificato strutture sensibili, mentre oltre il 39 per cento conta fabbricati industriali in tali zone. Questo il fragile ritratto della nostra Regione che emerge dal rapporto "Ecosistema rischio 2010", l'indagine di Legambiente e dipartimento della Protezione Civile sulle attivita' dei Comuni di tutto il Lazio finalizzate alla prevenzione delle alluvioni e alla sicurezza della popolazione, presentato questa mattina sugli argini del tratto urbano di Roma dell'Aniene nell'ambito della sesta tappa di "Operazione fiumi 2010".
Circa la meta' dei Comuni (54 per cento) hanno realizzato interventi di manutenzione ordinaria e di messa in sicurezza dei corsi d'acqua e di consolidamento dei versanti franosi, mentre in altrettanti (51 per cento) non e' stato ancora recepito nel piano urbanistico il Piano per l'Assetto Idrogeologico (Pai) redatto dalle Autorita' di Bacino. Tra le 98 Amministrazioni che hanno dichiarato di avere strutture in aree a rischio delle 122 che nel complesso hanno risposto al questionario di Ecosistema rischio (il 33 per cento dei comuni a rischio della regione), risulta che la percentuale generale dei Comuni che ha svolto un lavoro positivo di mitigazione del rischio idrogeologico e' appena del 12 per cento.
Soltanto il 55 per cento dei Comuni intervistati e', infatti, provvisto di un piano da mettere in atto in caso di frana o alluvione, e nel 37 per cento dei casi i piani d'emergenza risultano essere stati aggiornati negli ultimi due anni. In un Comune su cinque (22 per cento) sono presenti e attivi sistemi di monitoraggio per l'allerta tempestiva in caso di pericolo di alluvione o frana, ma solo il 18 per cento delle amministrazioni ha realizzato, nel corso del 2009, attivita' di informazione rivolte ai cittadini e appena il 17 per cento ha svolto esercitazioni.















