La Procura di Roma comunica che e' stata richiesta l'archiviazione per il procedimento penale sulla casa di Montecarlo, scaturito dalla denuncia di due esponenti della Destra. La nota informa che in relazione a tale inchiesta Gianfranco Fini e Francesco Pontone sono stati iscritti nel registro degli indagati. Dal punto di vista della Procura, non si puo' parlare, in termini penali, di truffa o raggiro, Ma la Procura non chiude la strada a un'azione in sede civile. Dopo aver riferito, sulla base di quanto comunicato dal Principato di Monaco, che "il valore di mercato dell'immobile era triplicato al momento dell'alienazione rispetto a quello dichiarato ai fini successori", i pm romani rilevano che "qualsivoglia doglianza, quindi, sulla vendita a prezzo inferiore non compete, per le ragioni dianzi esposte, la giudice penale ed e' eventualmente azionabile nella competente sede civile".
Il procedimento penale ''sorto a seguito della denuncia presentata il 30 luglio da Roberto Buonasorte e Marco Di Andrea e iscritto nei confronti di ignoti per l'ipotesi di truffa aggravata e riguardante la vendita a societa' off-shore di un appartamento a Montecarlo da parte dell'associazione/partito politico Alleanza Nazionale, nel 2008, e' stato definito con richiesta di archiviazione'', chiarisce subito la Procura di Roma in relazione all'inchiesta sull'appartamento di Montecarlo ereditato da An, ceduto a una societa' offshore e infine preso in affitto da Giancarlo Tulliani, fratello della compagna di Gianfranco Fini. Nella sua nota, la Procura romana spiega che ''si e' proceduto alle investigazioni del caso, pertinenti alla denunciata truffa, mediante audizioni di persone ed acquisizioni documentali, sia presso la sede del partito An, sia a mezzo rogatoria al Principato di Monaco''.
Buonasorte e Di Andrea, esponenti della Destra, ipotizzavano nella loro denuncia il reato di truffa aggravata, sottolineando che il prezzo di vendita dell'immobile – 300mila euro – risultava ben inferiore al suo valore di mercato. La procura riferisce che, acquisiti "i necessari elementi per l'individuazione degli autori del fatto e per le valutazioni di merito, si procedeva alle rituali iscrizioni e si constatava l'insussistenza di azioni fraudolente giacche' nessun artifizio o raggiro si rilevava nella condotta di alienazione dell'immobile, decisa ed attuata, a mezzo di procuratore (l'ex tesoriere di An e senatore Fli Francesco Pontone, ndr), dal presidente dell'associazione/partito (Gianfranco Fini, ndr), rappresentante della stessa e titolato a disporre del suo patrimonio. Nessuna truffa, quindi, per difetto assoluto di uno degli elementi costitutivi del reato". Secondo la Procura, "trattandosi di associazione non riconosciuta, non era neanche ipotizzabile quanto previsto dall'articolo 2634 del codice civile", relativo al danno che amministratori di societa' arrecano con le loro scelte all'azienda per cui lavorano. Quanto al valore dell'immobile, "e' stato comunicato dal Principato di Monaco – riferiscono ancora i pm romani – e precisamente dalla Chambre Immobilie're Monegasque, Ente per il monitoraggio di tutte le vendite immobiliari del Principato, che il valore di mercato dell'immobile era triplicato al momento dell'alienazione rispetto a quello dichiarato ai fini successori (273mila euro). Tale valutazione e' stata effettuata in astratto, senza tener conto delle condizioni concrete del bene, descritto dai testi come fatiscente. Qualsivoglia doglianza, quindi, sulla vendita a prezzo inferiore non compete, per le ragioni dianzi esposte, la giudice penale ed e' eventualmente azionabile – concludono i pm della Capitale – nella competente sede civile".