08 mag. – di Biagio Marzo – Silvio Scaglia è in carcere e i carcerieri hanno gettato via le chiavi, in un pozzo. Il trattamento barbaro che i magistrati gli stanno riservando grida vendetta al cospetto di Dio.
Chi è Silvio Scaglia? È un imprenditore del settore delle tlc, fondatore di Fastweb s.p.a. e di Babelgum, che risulta essere uno degli uomini più ricchi d’Italia nonché del mondo. Si guadagnò fra i colleghi di Omnitel il soprannome di "mago", per aver saputo portare il numero degli abbonati della compagnia di telefonia mobile da 300.000 a 8 milioni in poco tempo.
La svolta per Scaglia arriva nel settembre del 1999, quando fondò Fastweb: “Ci ho investito tutti i miei soldi, fino all'ultimo centesimo, e tutta la mia credibilità”, disse presentando la società, che avrebbe poi investito oltre quattro miliardi di euro per creare la propria rete a fibre ottiche.

Scaglia rimase il principale azionista di Fastweb fino al giorno 9 aprile 2007, quando cedette il suo 18,75% alla Svizzera Swisscom, che il 22 marzo 2007 aveva lanciato un'Opa sulla società al prezzo di 47 euro per azione.
Scaglia è dentro per colpa di presunte operazioni illecite fatte con la compiacenza degli ex vertici di Fastweb e Telecom Italia Sparkle attraverso società di comodo.
Una inchiesta che ha colpito anche l’ex senatore del Pdl, Nicola Di Girolamo, in carcere pure lui, di cui nessuno sa nulla.
Da più di settanta giorni, Scaglia è rinchiuso e non si hanno notizie sul suo conto. Fu arrestato per associazione per delinquere finalizzata al riciclaggio di denaro mediante falsa fatturazione di servizi telefonici e telematici inesistenti. E, comunque, di sua sponte tornò in Italia dalle Antille dove si trovava, e poteva restarci se avesse avuto la coscienza sporca, per collaborare con i magistrati, come ogni cittadino rispettoso della legge. Invece, fu arrestato e a tutt’oggi è dentro, trattato come un criminale della più brutta specie.
Vero è che era fiducioso che finiva in una bolla di sapone, al suo rientro in Italia.
Innanzitutto, perché ben tre anni fa era stato già interrogato da un Pm nella stessa inchiesta e riteneva di aver già chiarito nei minimi particolati la vicenda, soprattutto perché le imputazioni riguardavano fatti accaduti, secondo l’accusa, tra il 2003 e il 2007.
In quegli anni Silvio Scaglia era stato ad e presidente di Fastweb, oggi, di fatto, non ricopre alcuna carica, e i chiarimenti di quel primo interrogatorio d’allora gli si sono rivoltati contro, quasi una vendetta ex post.

Lungi da noi, voler entrare nel merito dell’inchiesta, ma va detto che è incomprensibile la durata della sua custodia cautelate.
Una misura medioevale che viene applicata solamente in tre casi, cioè pericolo di fuga e conseguente sottrazione al processo ed alla eventuale pena, pericolo di reiterazione del reato e pericolo di turbamento delle indagini.
Ebbene, non rientrano nell’affaire Scaglia, perché se avesse voluto sottrarsi all’arresto per meglio manovrare a suo piacimento sull’inchiesta, sarebbe restato all’estero.
Non ci resta a questo punto che augurare a Silvio Scaglia di trovare un “giudice a Berlino”, come il mugnaio di San Souci che aveva chiesto al re giustizia nei confronti di alcuni giudici che avevano mal giudicato su un suo caso personale.