08 mag.  – “Si attendeva di essere già fuori da ogni inchiesta, ma siccome così non è successo, Guido Bertolaso ha convocato i giornalisti e ha illustrato la ‘sua’ verità sui Grandi Appalti del G8 e sul famoso Salaria Sport Village. E dunque, subito, un paio di notizie inedite. Primo, la signora Bertolaso, valente architetta esperta di giardini, ha lavorato per conto del costruttore Diego Anemone nel 2007, quando ebbe un incarico dal Salaria Sport Village per 90 mila euro. Alla fine, però, la signora si limitò alla prima tranche di progettazione, incassando solo 25 mila euro, perché nel frattempo Anemone aveva cominciato a lavorare nel giro della Protezione civile, sull’isola della Maddalena, «e in famiglia ritenemmo che non fosse il caso di proseguire».
Secondo, Diego Anemone, attraverso la sua falegnameria, ha lavorato a casa Bertolaso, ristrutturando tapparelle e infissi, sempre nel 2007, «lavori regolarmente fatturati e pagati con assegno bancario da 20 mila euro. A me nessuno ha dato soldi o regalato case’”.
Lo scrive LA STAMPA, che aggiunge: “(…) Ma siccome i tempi della giustizia sono altri, e anzi più si procede e più diventa sospetto tutto ciò che Anemone toccava, Bertolaso ci tiene a spiegare all’Italia che lui a un certo punto, nell’estate 2008, visto che i costi alla Maddalena, dove appunto Anemone faceva la parte del leone, stavano lievitando senza rimedio (per colpa di uno della «cricca», l’ingegnere De Santis) si mise di traverso e li fece dimezzare.
‘E c’è una intercettazione, che però i giornali non hanno mai riportato, dove Anemone dice che è una rapina e che vuole andare a protestare da Santoro’ E ci tiene ancora a ribadire che i massaggi presso il Salaria Sport Village sono stati tutti leciti e non c’entrano prestazioni sessuali. ‘Un grande abbaglio. Se c’è una intercettazione della fisioterapista Monica che dice “gli ho fatto vedere le stelle” è perché mi ha “sconocchiato”, come si dice a Roma, la schiena’”.

Prosegue il quotidiano torinese: “Quanto al Salaria Sport Village, che è forse il più grande affare in comune tra Anemone e la famiglia Balducci, è chiaro ormai agli investigatori che nel dicembre 2004 fu fatto di tutto per nascondere chi fossero i reali proprietari dell’impianto sportivo che stava per diventare uno degli impianti su cui il governo avrebbe pompato milioni di euro in vista dei Mondiali di Nuoto.
Testimonia la commercialista Daniela Degan ai finanzieri: ‘Al fine di evitare l’esplicitazione dell’intestazione fiduciaria, è stata effettuata una cessione incrociata di quote da parte dei soci, Filippo Balducci e Diego Anemone’. Quel giorno scomparvero le persone fisiche e subentrarono due società fiduciarie; quattordici mesi dopo, il 23 febbraio 2006, il giovane Balducci vendeva ad Anemone le sue quote al valore di 25 mila euro e qui c’è da sbalordire visto che l’impianto era costato qualche milione di euro e un’altra valanga di soldi era in arrivo. Tanto che i finanzieri chiedono al fiduciario di Balducci jr, tale Piercarlo Rossi: è a conoscenza che all’atto di cessione delle quote, ci sia stato un ulteriore trasferimento di denaro da parte dello stesso Anemone al Balducci? Ma lui dice di non sapere nulla (…)”.