E' atteso per oggi il parere della Corte costituzionale sul ricorso del governo relativo alla sentenza della Cassazione che ha ammesso il quesito referendario sul nucleare pur chiedendone la riformulazione.
Secondo la memoria presentata dall'esecutivo, il referendum sul nucleare sarebbe superato perche' con il decreto legge Omnibus approvato dal Parlamento si prevede la sospensione del piano riguardante la realizzazione delle centrali nucleari. I referendari si appellano proprio alla ''sospensione'' per sostenere che ci sia bisogno invece di un pronunciamento definitivo da parte dell'elettorato.
Le previsioni sul parere della Consulta sono sfavorevoli all'accoglimento del ricorso del governo che provocherebbe l'annullamento di uno dei quattro quesiti referendari su cui si vota domenica e lunedi' prossimi (altre due domande riguardano la privatizzazione dell'acqua, mentre l'ultimo quesito chiede l'abolizione della legge sul legittimo impedimento relativa agli eventuali procedimenti giudiziari riguardanti il premier).
Ieri ha espresso la propria autorevole opinione, seppure sottolineandone il valore esclusivamente personale, Alfonso Quaranta, nuovo presidente della Corte costituzionale, nel corso del suo primo incontro con la stampa: ''Personalmente ritengo che non sia nei poteri della Corte bloccare il referendum. Questa tematica sara' sottoposta all'esame specifico della Corte, che ascoltera' le parti, inclusa l'Avvocatura dello Stato per conto del governo, che hanno presentato memorie''.
Quaranta ha difeso il ruolo imparziale della Consulta: ''Ritengo inopportune le interferenze esterne sull'autonomia della Corte. Questa mia elezione fa giustizia di ogni illazione sulla presunta politicizzazione della Corte, che spero cessi'' (il neo presidente e' stato eletto al primo scrutinio segreto con dieci voti a favore e tre schede bianche).
Interpellato ieri sulla sua partecipazione al voto referendario, il presidente Giorgio Napolitano ha puntualizzato di ritenersi un elettore che fa sempre il proprio dovere e pertanto anche in occasione dei referendum del 12 e13 giugno andra' a votare.
Ieri sera Silvio Berlusconi ha rilasciato poche dichiarazioni al Tg2 a proposito dell'appuntamento referendario: ''Perche' dovrei temere i referendum? Sentiremo cosa pensa l'opinione pubblica e ci adegueremo''. Il presidente del Consiglio ha aggiunto di non temere ''assolutamente'' neanche il referendum sul legittimo impedimento. Berlusconi si e' detto anche convinto che la legislatura andra' avanti fino al 2013. Hanno preso posizione sul referendum anche alcuni esponenti del governo. Franco Frattini, ministro degli Esteri, ritiene che l'appuntamento di domenica e lunedi' prossimi si sia trasformato solo ''in un referendum pro o contro Berlusconi''. Da qui la sua decisione di disertare le urne. Stessa scelta quella di Gianfranco Rotondi, ministro per l'Attuazione del programma. Ferruccio Fazio, ministro della Salute, e' favorevole a votare i quattro referendum, anche se teme di non riuscire a recarsi nella sua circoscrizione per adempiere al suo dovere di elettore: ''E' un bel problema perche' sono residente a Pantelleria: spero di farcela, ma se non vado a votare non sara' sicuramente per motivi ideologici''. L'esito del referendum e' legato al raggiungimento del quorum, il 50% per cento piu' uno degli aventi diritto al voto. Obiettivo non facile da raggiungere, precisa il segretario del Pd Pier Luigi Bersani che nel concludere la Direzione del suo partito sottolinea: ''Faremo di tutto per raggiungere il quorum perche', anche se e' arduo, e' possibile raggiungerlo''. Nichi Vendola e Fabio Mussi, nella conferenza stampa a margine della riunione della presidenza di Sel, hanno lanciato ieri un appello a usare i pochi giorni che mancano al voto per invitare gli elettori a esprimersi sui referendum. Impegnati in questa direzione pure Idv e Verdi. Si lavora intanto alla preparazione della manifestazione unitaria dei referendari che concludera' la campagna elettorale. Si terra' venerdi' prossimo a Roma.