"C'e' un'intercettazione che mi scagiona, ma non risulta agli atti. E' una telefonata a Berlusconi fatta con un'utenza argentina. Mi chiedo perche' non sia stata trascritta. Non e' stata proprio intercettata o si e' trattato di un errore tecnico? Ecco il tabulato. Ho chiesto al mio avvocato di chiederne l'acquisizione a questo punto credo alla procura di Bari". Cosi' Valter Lavitola, attualmente latitante in America Latina, apre il suo intervento in collegamento con la trasmissione di La7, "Bersaglio Mobile", condotta da Enrico Mentana.

LAVITOLA E LA MASSONERIA

Alla domanda di Marco Travaglio sul suo collegamento con la Massoneria e sulla posizione rivestita all'interno della Loggia, soprattutto rispetto a quella del premier, Lavitola risponde di essersi avvicinato alla Massoneria in gioventu', ma di aver ricoperto un ruolo molto basso, per poi successivamente "assonnarsi" nel momento in cui non aveva piu' potuto sostenere da un punto di vista anche finanziario l'iscrizione. Per quel che riguarda il Premier spiega: 
"Per quel che riguarda Berlusconi a me risulta che non ne faccia parte, se fosse un massone si saprebbe".

IL RAPPORTO CON BERLUSCONI
Una intercettazione di una telefonata di due anni fa e' lo spunto per parlare del rapporto tra Lavitola e Berlusconi, un rapporto forte, quasi da Consigliere. "Io come ha detto lo stesso Ghedini, non sono mai riuscito ad avere alcun tipo di ruolo elettivo; dopo una gavetta lunghissima sono riuscito a farmi concedere udienza su questioni politiche: non vedo perche' essendo un osservatore attento e un giornalista non avessi il diritto di esprimere la mia opinione al Premier".

"Non ho mai avuto nessun bonifico da Berlusconi su nessun conto estero". Per quel che riguarda i soldi a Tarantini aggiunge "benche' Berlusconi sia multimilionario, non poteva mettere a disposizione di Tarantini quei 500 mila euro per una questione di attenzione dei media. Si trattava di soldi che servivano per aiutare i Tarantini ad avviare un'attivita' imprenditoriale".

Interrogato da Travaglio su tempi e modi riguardo al suo primo incontro con il premier, Lavitola risponde: "Come ho conosciuto Berlusconi? Nel 1993 ero nel partito socialista; non credetti all'epoca a Forza Italia, ma successivamente nel 1995 in una delle riunioni di Forza Italia vidi per la prima volta Berlusconi. Puntavo  a fare il parlamentare, ma non ci sono mai riuscito per colpa di Ghedini".

LA MAGISTRATURA

"Ho una paura dannata della magistratura e proprio per questo mi sono reso latitante. E avevo ragione; come si e' visto Tarantini si e' fatto un mese di carcere per poi essere liberato. Avrei fatto la stessa fine: in carcere per poi essere mandato a casa" ha detto Lavitola, interrogato sul motivo per cui si e' reso latitante.