La vicenda di Marzieh Vafamer, l'attrice condannata ad un anno di carcere e 90 frustrate per aver recitato nel film ''My Teheran for Sale'', continua a far scalpore. Manuele Malenotti sul suo blog riflette come, anche in questo caso, il cinema e l'arte riescano a portare alla luce problemi profondi come la censura e l'emancipazione della donne nei paesi arabi, contribuendo alla lotta per i diritti umani.
''Oggi vi voglio raccontare una storia: e' la storia Marzieh Vafamer. Marzieh e' una ragazza giovane, molto bella, fa l'attrice. Se fosse nata in Italia o negli Stati Uniti probabilmente figurerebbe sulla copertina di qualche rivista, sarebbe invitata nei talk show televisivi e farebbe la testimonial di una marca di profumo famosa. Invece Marzieh e' nata in Iran, dovra' scontare un anno di carcere e subire 90 frustrate.
Perche'? Perche' ha partecipato come attrice al film ''My Teheran for Sale'', in cui appare anche senza hijab, lasciando scoperti i capelli. Il film racconta quanto sia difficile per gli artisti vivere nella repubblica islamica e descrive le battaglie da loro intraprese per la liberta' culturale.
Be' e' paradossale, non credete? Come sempre il cinema e' espressione preferenziale della vita, a volte la supera e la precede, come in questo caso. Il film in cui ha recitato la Vafamehr parla della sua storia, quella di una giovane attrice alla quale le autorita' vietano di lavorare in teatro che e' costretta a vivere come una clandestina per potersi esprimere artisticamente. Solo che come ogni bel film che si rispetti, c'e' un lieto fine: l'attrice incontra un uomo che le offre la possibilita' di rifarsi una vita e di lasciare quel paese che la opprimeva.
Nella vita il lieto fine non e' scontato, soprattutto nei paesi come l'Iran dove ancora vige la censura e dove l'arte e' punita con l'incarcerazione e la violenza.
E' per questo che ammiro Marzieh Vafamer, lei e' giovane e bella, ma anche coraggiosa, ha avuto la forza di affrontare l'oppressione con la sua arte ed e' riuscita a portare la situazione degli artisti iraniani agli onori della stampa internazionale.
Spero che questo sia un passo per l'abolizione della censura nei paesi arabi e per l'emancipazione delle donne nel mondo arabo, perche', ne sono convinto, anche attraverso il cinema si combatte la battaglia dei diritti umani.''
''Oggi vi voglio raccontare una storia: e' la storia Marzieh Vafamer. Marzieh e' una ragazza giovane, molto bella, fa l'attrice. Se fosse nata in Italia o negli Stati Uniti probabilmente figurerebbe sulla copertina di qualche rivista, sarebbe invitata nei talk show televisivi e farebbe la testimonial di una marca di profumo famosa. Invece Marzieh e' nata in Iran, dovra' scontare un anno di carcere e subire 90 frustrate.
Perche'? Perche' ha partecipato come attrice al film ''My Teheran for Sale'', in cui appare anche senza hijab, lasciando scoperti i capelli. Il film racconta quanto sia difficile per gli artisti vivere nella repubblica islamica e descrive le battaglie da loro intraprese per la liberta' culturale.
Be' e' paradossale, non credete? Come sempre il cinema e' espressione preferenziale della vita, a volte la supera e la precede, come in questo caso. Il film in cui ha recitato la Vafamehr parla della sua storia, quella di una giovane attrice alla quale le autorita' vietano di lavorare in teatro che e' costretta a vivere come una clandestina per potersi esprimere artisticamente. Solo che come ogni bel film che si rispetti, c'e' un lieto fine: l'attrice incontra un uomo che le offre la possibilita' di rifarsi una vita e di lasciare quel paese che la opprimeva.
Nella vita il lieto fine non e' scontato, soprattutto nei paesi come l'Iran dove ancora vige la censura e dove l'arte e' punita con l'incarcerazione e la violenza.
E' per questo che ammiro Marzieh Vafamer, lei e' giovane e bella, ma anche coraggiosa, ha avuto la forza di affrontare l'oppressione con la sua arte ed e' riuscita a portare la situazione degli artisti iraniani agli onori della stampa internazionale.
Spero che questo sia un passo per l'abolizione della censura nei paesi arabi e per l'emancipazione delle donne nel mondo arabo, perche', ne sono convinto, anche attraverso il cinema si combatte la battaglia dei diritti umani.''















