Massaggiatrici thailandesi? No. O almeno, non solo. Dietro cinque centri benessere della provincia di Brescia si nascondeva, in realta', un grosso giro di prostituzione che coinvolgeva circa 600 clienti.
 
Il pacchetto delle loro offerte comprendeva massaggi rilassanti, a quattro mani, "Anaconda" e "profondo".
Ma la vera sorpresa e' nel constatare la vera professione di queste “massaggiatrici”. Una maestra delle elementari, un tecnico di laboratorio, un'istruttrice di palestra e due operaie, che si erano licenziate dalla fabbrica nella quale lavoravano per andare alla ricerca di compensi piu' alti. Insomma, tutte dipendenti che avevano trovato il modo di arrotondare lo stipendio.
 
Il 40% del denaro per i "massaggi" veniva trattenuto dalle donne, mentre il resto spettava ai gestori dei centri benessere. Il giro e' stato scoperto dagli inquirenti grazie alla testimonianza di una ragazza. Gli investigatori si erano gia' insospettiti per lo straordinario incremento di centri benessere in tutta la zona di Brescia.
 
Non bastasse, i centri wellness sotto accusa attuavano un colossale sistema di evasione fiscale (secondo i pm di circa un miliardo e mezzo di euro). Alcuni di questi erano stati aperti con l'etichetta di "associazioni culturali", cosi' da non dover assolvere agli oneri fiscali.