“Devo lasciare qualche spiraglio, altrimenti se la prendono con la mia famiglia”. Queste sarebbero state le parole di Paolo Borsellino che, consapevole dei rischi a cui era sottoposto, avrebbe scelto di sacrificarsi per salvare le persone a lui care. A sostenere questa ipotesi è il colonnello Umberto Sinico che ha testimoniato per la difesa nel processo Mori.
Sinico ha raccontato che nell’estate del ’92 nelle carceri “era voce ricorrente che fosse in fase avanzata un attentato” a Borsellino, che fu infatti ucciso in un attentato a Palermo poco dopo. Il colonnello e il maresciallo Antonino Lombardo andarono nel carcere di Fossombrone per parlare con un informatore, Girolamo D’Anna, che informò sia dell’esplosivo che dell’idea stessa dell’attentato. Questa deposizione smentisce le due ipotesi secondo cui Borsellino fosse in conflitto con la sezione Anticrimine di Palermo e che i carabinieri gli avessero tenuto nascosto l’arrivo dell’esplosivo.















