Il 14 gennaio alle 20.15 alla Capitaneria di Porto di Livorno arriva una telefonata. Un uomo lancia un appello: “Cercate i ragazzi nella stiva”. La conversazione è adesso al vaglio degli inquirenti che non si pronunciano in merito alle indagini (in corso) sul naufragio della Concordia.

Ma quella telefonata voleva denunciare l’impiego di lavoro minorile in nero sulla nave naufragata. Secondo l’uomo, a bordo erano stati imbarcati ragazzi fra i 13 e i 16 anni con mansioni di facchinaggio. I loro dormitori, sempre secondo la segnalazione telefonica, si troverebbero nella stiva.

Gli inquirenti non confermano e non smentiscono e vanno avanti nei riscontri fermi, ma cauti. La Costa Crociere è sempre stata fra le compagnie di navigazione che più condanna il lavoro in nero e quello minorile. Una volta recuperati i resti umani dal relitto, sarà possibile fare l’esame antropometrico sulle ossa e stabilire se appartengano a persone maggiorenni o a ragazzi. Intanto la giovane moldava Domnica Cemortan rilascia dichiarazioni sulla sua posizione a bordo della Concordia. Il suo interrogatorio è durato oltre 6 ore.