Si è chiuso al Tribunale di Torino il processo alla Eternit, uno dei più grandi mai realizzati in Italia. Gli imputati sono il magnate svizzero Stephan Schmidheiny e il barone belga Louis De Cartier De Marchienne, a capo della Eternit accusati di disastro colposo per aver portato avanti le fabbriche pur essendo a conoscenza della pericolosità dell’amianto per la salute e senza utilizzare le necessarie misure di sicurezza per i propri dipendenti. Si calcola che a causa dell’amianto siano morte almeno 2300 persone dal 1952 vittime del mesotelioma pleurico o dell’asbestosi, la più alta concentrazione di morti c’è stata a Casale Monferrato dove si trovava il più grande stabilimento italiano della Eternit.
L’accusa, composta da Raffaele Guariniello, Gianfranco Colace e Sara Panelli, ha chiesto venti anni di reclusione per entrambi i proprietari, mentre la difesa sostiene che nessuno all’epoca sapesse della pericolosità dell’amianto e che non ci sarebbero testimonianze e documenti sufficienti per dimostrare la loro colpevolezza.
Al Tribunale di Torino, per quella che è stata già definita una “sentenza storica”, sono arrivati oltre che da molte località italiane, anche 160 delegazioni da tutto il mondo.




















