Si respira aria di tensione in Parlamento. I partiti in fibrillazione sia per gli scontri e le divergenze avuti in seno al voto di fiducia sia alla luce del richiamo fatto dal Capo dello stato Giorgio Napolitano che è intervenuto a proposito dei sempre più numerosi emendamenti presentati ai decreti, in particolare al Milleproroghe del 29 dicembre 2011.

Ha scritto una lettera ai Presidenti di Camera e Senato proprio in virtù di una “mancata attinenza alla finalità (di questi emendamenti) indicata nelle premesse di garantire l’efficienza e l’efficacia dell’azione amministrativa”.

Le disposizioni così introdotte, se in possesso dei requisiti di straordinaria necessità e urgenza, avrebbero dovuto trovare più corretta collocazione in un distinto apposito decreto legge – si legge nella lettera – Come è noto il Capo dello Stato non dispone di un potere di rinvio parziale dei disegni di legge e non può quindi esimersi dall’effettuare, nei casi di leggi di conversione, una valutazione delle criticità riscontrabili in relazione al contenuto complessivo del decreto-legge, evitando una decadenza di tutte le disposizioni, comprese quelle condivisibili e urgenti, qualora la rilevanza e la portata di queste risultino prevalenti”.

Sottopongo alla vostra attenzione – conclude Napolitano – la necessità di attenersi, nel valutare l’ammissibilità degli emendamenti riferiti a decreti legge, a criteri di stretta attinenza allo specifico oggetto degli stessi e alle relative finalità”.