29 ago. -  Riportiamo un'intervista di Angela Gennaro a Luigi Crespi pubblicata sul numero di oggi de "Il Riformista" il quotidiano diretto da Antonio Polito in cui il fondatore di Crespi Ricerche ribadisce quanto sia vecchio l'intreccio fra politica e calcio.

Torna in auge il rapporto tra Silvio, Milan e leadership?

Quando Berlusconi nel 2001 compro' Rui Costa c'era anche il mio zampino. A quei tempi c'era un'ipotesi mai verificata di accordo con Clemente Mastella, e noi facemmo una ricerca per valutare l'ipotesi Rui Costa e l'ipotesi Mastella in termini elettorali.

Erano tempi di campagna elettorale, e il giocatore passo' al Milan per l'allora cifra record di 85 miliardi di lire. Mastella, invece, ando' col centrosinistra.

Dalla nostra ricerca emerse: meglio Rui Costa che Mastella. Non tanto per un concetto diretto di effetto elettorale: sarebbe fuorviante pensare che i milanisti votino Berlusconi per i giocatori del Milan. Piuttosto: la squadra contribuisce da sempre a dare l'idea di un berlusconismo vincente. Berlusconi entro' in un mondo del calcio statico con una serie di linguaggi rivoluzionari e con un vero e proprio concetto di spettacolo. Il Milan, più di Mediaset o di Milano Due, gli ha dato un patrimonio di immagine vincente a livello nazionale e internazionale.

Quindi Ibrahimovic uguale elezioni imminenti?

E' un segnale del fatto che il premier reputi il voto un'ipotesi plausibile.

Una mossa giusta?

Vediamo se nei prossimi mesi l'immagine rilanciata sarà vincente. Sicuramente emerge l'impegno: quello che deve fare il presidente di una squadra è spendere dei soldi. E mettere a tacere polemiche interne di tifosi che sono anche elettori. In questo momento cosi' drammatico, pero' – in cui si apre un giornale e si trovano i minatori cileni imprigionati sotto terra o l'allarme in Pakistan – vedere che da noi il conflitto è sulla tessera del tifoso fa diventare Roberto Maroni baluardo di buonsenso. Un qualcosa che in termini di immagine pesa di più.

Berlusconi sembra essersi un po' stancato del Milan…

Poteva venderlo e far rimanere di lui l'idea del presidente che aveva vinto di più. Non l'ha fatto: certo, c'è stata l'usura del tempo. Credo che al premier dispiaccia il fatto che si sia creato un movimento di milanisti suoi elettori che lo hanno contestato espressamente per la gestione del Milan, accusandolo di non fare più investimenti. Con l'operazione-Ibrahimovic ha fatto il suo dovere di presidente. La polemica di questi mesi poteva essere una mina per la sua immagine. A luglio, una lobby trasversale di milanisti mi ha chiesto quanti elettori Berlusconi avrebbe perso in relazione a quei tifosi che non lo votavano più in quanto scontenti. Volevano portare quei sondaggi come leva, a dimostrazione del fatto che il premier non stesse facendo nulla per la sua squadra e che questo si trasformava in una perdita quantificabile in termini di consenso elettorale.

E?

Il premier oggi non può rischiare di andare alle elezioni con un fuoco amico cosi' rappresentativo. Non solo: Berlusconi è anche il primo tifoso del Milan. E questo suo amore – in un uomo che dai suoi nemici viene sempre rappresentato come un politico cinico – è indiscutibile. Angela Gennaro.