"Al centro della Pac post 2013 vanno poste le imprese
professionali e la necessità di promuovere modelli organizzativi più
competitivi in grado di valorizzare sui mercati la produzione
agroalimentare europea.
Ma una buona Pac deve essere accompagnata da
un’altrettanta buona politica agricola nazionale.
La Pac, d’altra
parte, non potrà, da sola, aiutarci a superare le criticità della
nostra agricoltura e a valorizzare e consolidare le tante eccellenze
e i punti di forza che pure ci sono. Serve un reale sostegno alle
imprese agricole che vuol dire, soprattutto, ricerca ed innovazione,
ricambio generazionale e aggregazione fondiaria, efficienza dei
mercati, sostegno della competitività e costi di produzione,
semplificazione amministrativa”.
E’ quanto ha sostenuto oggi il
presidente nazionale della Cia-Confederazione italiana agricoltori
Giuseppe Politi intervenendo al convegno interregionale “Seminare
per il futuro. La Pac 2014-2020” a Portogruaro (Venezia) al quale
hanno partecipato, tra gli altri, il presidente della Commissione
Agricoltura e Sviluppo rurale del Parlamento europeo Paolo De
Castro, gli assessori regionali all’Agricoltura di Veneto e Friuli
Venezia Giulia Franco Manzato e Claudio Violino
.
I lavori del
convegno sono stati aperti da Mario Quaresimin, presidente della Cia
di Venezia e dai saluti di Daniele Toniolo, presidente della Cia del
Veneto, e di Ennio Benedetti, presidente della Cia del Friuli
Venezia Giulia.
Sono seguite un’introduzione di Albano Furlan,
presidente della Cia di zona di Portogruaro e una relazione (“Le tre
opzioni della riforma”) di Giuseppe Cornacchia, responsabile del
Dipartimento Agroalimentare e Territorio della Cia
nazionale.
“Sulla riforma della Pac, dopo la presentazione delle
proposte da parte della Commissione Ue, si è aperto un dibattito che
si annuncia lungo, complesso, pieno di incognite e con nuovi
protagonisti.
Già in queste prime battute -ha rilevato il presidente
della Cia- emergono posizioni difficilmente conciliabili:
sull’ammontare della spesa agricola all’interno del bilancio; sul
riequilibrio; sul tipo di sostegno. Per questa ragione dobbiamo
presentarci al negoziato con una posizione forte e autorevole;
soprattutto condivisa dal sistema agricolo alimentare del nostro
Paese.
Insieme a Confagricoltura e Copagri abbiamo sottoscritto un
documento comune che abbiamo presentato alle istituzioni
comunitarie; lo stesso hanno fatto le centrali cooperative. È nostro
impegno, condiviso, di pervenire a un documento unitario di tutta la
filiera agroalimentare, ripercorrendo la stessa strada che seguimmo
in occasione dell’health check.
Il ministero ha insediato un Tavolo
di confronto per definire la posizione della delegazione italiana. È
una sede dove faremo pesare l’unità realizzata”.
“Bisogna, tuttavia,
tenere presente che è la prima riforma della Pac che vede coinvolte
in modo attivo le tre principali istituzioni europee, Commissione,
Consiglio e Parlamento, e i dodici nuovi Stati membri. Una
situazione, dunque, inedita che impone -ha rimarcato Politi- di
procedere con grande cautela, ma avendo ben chiaro il disegno che si
vuole realizzare e l’obiettivo che ci proponiamo: imprese agricole
vitali, capaci di creare reddito, di corrispondere alla domanda
mondiale di cibo, di contribuire ad affrontare le sfide ambientale e
climatica”.

“Comunque, la discussione sul futuro della Pac -ha aggiunto il
presidente della Cia- chiama in causa le politiche nazionali.
Sono i
capitoli del documento per una politica agraria nazionale che
abbiamo scritto insieme a Confagricoltura e Copagri. Lavoreremo, a
partire dalle prossime settimane, insieme per tradurre quel
documento in proposte legislative. Proporremo alle organizzazioni
della filiera di partecipare a questi lavori e a condividere con noi
i risultati. Ci confronteremo con le Regioni e con i gruppi
parlamentari”.
“Oggi il consolidato della spesa pubblica a favore
dell’agricoltura, peraltro in calo in valori costanti negli ultimi
dieci anni, si ripartisce -ha sottolineato Politi- in modo
paritario, un terzo ciascuno, tra agevolazioni, Pac, politiche
nazionali e regionali.
La spesa che fa capo allo Stato -Ministeri e
Regioni- progressivamente si riduce; lo stesso potrà avvenire, in
misura più o meno accentuata, con la spesa comunitaria per la Pac.
Crescerà, quindi, a parità di condizioni, il peso relativo delle
agevolazioni contributive e fiscali. Non può essere questa la
prospettiva delle politiche per l’agricoltura”.
“Non riteniamo,
però, positiva una politica concentrata solo sulle agevolazioni e
che trascura il sostegno all’innovazione e competitività
. Non è
corretto che lo Stato, di fatto, deleghi gli interventi a sostegno
delle imprese alla Pac e al bilancio dell’Unione europea. Non è
giusto, in sostanza, che lo Stato rinunci a una sua politica agraria
nazionale. Questo non significa evocare rinazionalizzazione delle
politiche agricole, ma più semplicemente -ha concluso il presidente
della Cia- vuol dire affrontare, nel rispetto delle regole
comunitarie sulla concorrenza, i nodi e le criticità delle diverse
agricolture e, contemporaneamente, valorizzarne i punti di
forza”.