27 giu. – Uno studio condotto dalla facoltà di Agraria dell’Università Cattolica della sede di Piacenza sul latte materno evidenzia che il latte delle mamme milanesi risulta leggermente più "contaminato" di quello delle napoletane. Ma non per un motivo geografico o ambientale. Piuttosto e' una questione anagrafica.
Nel capoluogo lombardo l'età media del primo figlio e' tra i 30 e i 40 anni, mentre nel napoletano e' inferiore ai 30. Il dato anagrafico determina una maggiore o minore esposizione a agenti contaminanti ambientali che entrano nel corpo umano soprattutto attraverso il cibo (95%) e la respirazione.
Il latte materno delle neomamme di Milano, Piacenza e Giugliano, in provincia di Napoli, e' stato monitorato per tutto il 2008-2009 per analizzarne il livello di contaminazione. Su un campione di 63 mamme, di cui 23 piacentine, 20 milanesi e 20 napoletane, rispetto al passato il livello di diossine e' più basso (dagli anni '90 a oggi ha registrato un calo del 60%, con punte del 90% se si guarda agli anni '80).Ma anche una minore presenza di PCB, agenti tossici e contaminanti, che, nello stesso arco di tempo, è scesa del 20%.
"Un dato che pone i livelli di contaminazione italiani tra i più bassi in Europa - spiegano i ricercatori piacentini -. E che non deve allarmare: le diossine presenti nel latte materno sono naturalizzate nel corpo umano. Basti pensare che le misure ottenute analiticamente sono molto più piccole di una mezza goccia di acqua in una piscina olimpionica e sono molto inferiori ai limiti stabiliti dalla legge per i prodotti alimentari".
Dall'indagine emerge in modo netto che il latte delle mamme giovani, quelle con un'età compresa tra i 20-30 anni (per esempio le napoletane) presenta livelli di contaminazione più bassi rispetto a quello delle over trenta (le milanesi).















