E' in apparenza un silenzio amichevole, sostiene il quotidiano La Stampa, quello dei berlusconiani sulle parole del presidente della Repubblica contenute nell’intervista al quotidiano tedesco «Welt am Sonntag». Un silenzio imposto dal premier dopo gli scontri dei giorni scorsi, dopo il colloquio burrascoso al Quirinale quando il premier ha gridato di sentirsi perseguitato dai magistrati e Napolitano che insisteva sulla necessità di affrontare il processo nella sua sede di Milano. Un colloquio «franco e sincero» è stato definito dalle fonti del Colle perchè ognuno ha detto la sua senza infingimenti, rimanendo fermi sulle proprie posizioni.
La stessa cosa è accaduta ieri con il Cavaliere che ha continuato ad accusare la magistratura di essere diventata un contropotere politico che non può quindi giudicarlo e il capo dello Stato convinto che il processo Ruby si svolgerà e si concluderà secondo giustizia.
Ecco, nonostante il fossato tra i due è ormai incolmabile, nel giro stretto del leader Pdl si tenta una lettura positiva delle dichiarazioni presidenziali. Napolitano riconoscerebbe che il governo gode di una maggioranza capace di andare avanti. In sostanza, spiegano a Palazzo Chigi, sarebbe venuta meno la tesi quirinalizia dello scioglimento delle Camere anche in presenza della maggioranza perchè il conflitto istituzionale non consentirebbe di proseguire la legislatura. Quindi l’opposizione la smetta di chiedere ogni giorno le dimissioni del presidente del Consiglio. Addirittura Napolitano avrebbe mandato un messaggio ai tre magistrati del collegio giudicante del tipo: non fate una sentenza politica, ma giudicate serenamente.
Ovviamente queste interpretazioni non coincidono per niente con quelle del Colle, ma tant’è.
Ecco, nonostante il fossato tra i due è ormai incolmabile, nel giro stretto del leader Pdl si tenta una lettura positiva delle dichiarazioni presidenziali. Napolitano riconoscerebbe che il governo gode di una maggioranza capace di andare avanti. In sostanza, spiegano a Palazzo Chigi, sarebbe venuta meno la tesi quirinalizia dello scioglimento delle Camere anche in presenza della maggioranza perchè il conflitto istituzionale non consentirebbe di proseguire la legislatura. Quindi l’opposizione la smetta di chiedere ogni giorno le dimissioni del presidente del Consiglio. Addirittura Napolitano avrebbe mandato un messaggio ai tre magistrati del collegio giudicante del tipo: non fate una sentenza politica, ma giudicate serenamente.
Ovviamente queste interpretazioni non coincidono per niente con quelle del Colle, ma tant’è.
In casa Berlusconi per il momento basta un pareggio con il Quirinale dove oggi salirà Gianni Letta. L’appuntamento riguarda il centocinquantenario dell’Unità d’Italia e servirà per parlare della «lingua italia come fattore portante dell’identità nazione». Sono tanti gli ospiti, ci sono anche Giuliano Amato e Umberto Eco. Parlerà anche Letta a nome del governo. In un primo momento in questo ruolo doveva esserci Mariastella Gelmini, ma sembra che non sia stata gradita dallo stesso capo dello Stato per via dell’ostruzionismo della ministra all’istituzione alla festività del 17 marzo.
Letta vorrebbe trovare il tempo per un colloquio a quattr’occhi con il presidente. Vuole spiegargli cosa intende fare Berlusconi: forse la prossima settimana ci sarà un giro di valzer di poltrone. Le voci del rimpasto che girano riferiscono che Paolo Bonaiuti andrebbe al posto Ronchi alle politiche europee; Saverio Romano diventerebbe ministro dell’Agricoltura mentre Galan lascerebbe questo discastero per andare alla Cultura che Bondi lascerebbe. La casella di viceministro alle Attività produttive verrebbe occupata da Anna Maria Bernini ultimamente molto esposta e apprezzata mediaticamente da Berlusconi. Solo in un secondo momento verranno nominati i sottosegretari: il premier vuole allettare quanti più parlamemtari possibili a fare il salto nella maggioranza. Maggioranza che intanto, con l’uscita di Barbareschi dal Fli , è a quota 320 e punta ad arrivare a 325.
Numeri utili per riconquistare la maggioranza nelle commissioni Affari costituzionali e Bilancio. E per lanciarsi nelle riforme sulla giustizia. Che poi è il chiodo fisso di Berlusconi il quale ieri quando ha letto l’intervista del procuratore milanese Armando Spataro che chiede al Quirinale di fermare le leggi berlusconiane ha così commentanto: «I pm non solo si ergono a giudici ed emettono le sentenze, ma ora si permettono di dire a Napolitano cosa deve fare. Gli chiedono di non firmare delle leggi che non state nemmeno approvate e quando lo saranno è perchè un libero Parlamento, votato dal popolo, avrà fatto una sua libera scelta».
I rapporti con il Quirinale rimangono tesi anche su questo fronte. Riforme condivise chiede Napolitano, anche sulla giustizia, ma per Berlusconi «sono già condivise ma con gli italiani: sono i sondaggi a dire le vogliono».
I rapporti con il Quirinale rimangono tesi anche su questo fronte. Riforme condivise chiede Napolitano, anche sulla giustizia, ma per Berlusconi «sono già condivise ma con gli italiani: sono i sondaggi a dire le vogliono».















