Secondo quanto si legge in un comunicato di Montecitorio la conferenza dei presidenti di gruppo di Montecitorio già convocata per domani alle 9, è stata rinviata in presenza di un incontro, previsto nel corso del pomeriggio di domani, tra il presidente della Repubblica e i presidenti dei due rami del Parlamento dedicato all'esame delle prossime scadenze dell'attività parlamentare.  
Il primo atto ufficiale della crisi di governo si consuma oggi. Stamattina, come annunciato, il ministro Ronchi, il viceministro Urso e i sottosegretari Menia e Bonfiglio di Futuro e Liberta' hanno consegnato le lettere di dimissioni.
Per ora infatti i finiani sono attestati sulle posizioni di partenza: serve un nuovo governo, con un nuovo programma, capace di appellarsi alle 'forze responsabili del Paese', ed e' 'piuttosto improbabile – ripete Italo Bocchino – che Berlusconi possa essere il premier giusto per guidarlo'.
Tanto piu' dopo le prese di posizione del Cavaliere degli ultimi due giorni. L'ultima, di ieri, e' considerata poco piu' di una boutade: 'Sciogliere solo la Camera nel caso in cui la sfiducia al governo arrivasse solo da Montecitorio? Assurdo', dice seccamente Adolfo Urso, mentre Carmelo Briguglio si fa una risata: "Qui non stiamo vendendo le pentole, se si scioglie, si scioglie'. Anche perche', spiega Urso, 'se poi con il voto alla Camera si avessero ancora maggioranze diverse che faremmo, a quel punto scioglieremmo il Senato? Non scherziamo…".
Insomma, aggiunge Bocchino, 'la verita' e' che Berlusconi sta solo tentando di lanciare un amo ai senatori, ma la crisi non si risolve cosi''. Si risolverebbe, pensano i finiani, se Berlusconi si dimettesse senza costringere il Paese a un voto del Parlamento che 'contera' solo a crisi aperta, dopo che Berlusconi si sara' dimesso, o volontariamente o perche' sfiduciato. E' a quel punto che bisognera' chiedere ai senatori se ci stanno o no a fare un nuovo governo di alleanza costituzionale per affrontare l'emergenza economica e la legge elettorale', dice Briguglio.
E anche per questo non dovrebbero alzarsi le barricate sulla tempistica del voto, se sara' prima al Senato e poi alla Camera come vorrebbe il Cavaliere o viceversa: 'Vedremo, magari al voto nemmeno si arrivera' perche' Bossi potrebbe convincere Berlusconi al passo indietro', ragiona Bocchino. E pero', Urso sul punto e' categorico: 'Non c'e' dubbio, anzi e' inevitabile che si debba cominciare a votare dalla Camera, perche' l'unica mozione di sfiducia e' stata presentata li'. Al Senato c'e' solo un atto politico che non ha effetti pratici. E' dunque nella logica delle cose che si prosegua cosi''. Insomma, si prevede battaglia sul punto tra i due rami del Parlamento.
E questo nonostante ormai in pochi ritengano che i voti dell'una e dell'altra camera possano cambiare in maniera decisiva: 'In questa fase, ciascuno resta dov'e'', assicurano i finiani. Poi, tutto potra' succedere. Anche 'un governo Fini', dicono, un esecutivo di alleanza costituzionale, un governo di centrodestra 'guidato da chiunque purche' non sia Berlusconi'. O il voto, al quale e' 'prematuro' dire che si andra' in alleanza con Casini e Rutelli, ma con il quale 'in ogni caso, Berlusconi non avrebbe la maggioranza al Senato'".
"Il ministro per le Politiche europee, Andrea Ronchi, ha inviato in data odierna al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e al Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, la lettera con cui annuncia le sue dimissioni da ministro".Â