Senza una sussidiarieta' fondata sul ''primato della persona'' rispetto allo Stato, e una solidarieta' orientata al ''vivere retto sia dei cittadini che dei loro rappresentanti'', e' impossibile ''ipotizzare il vivere comune, una societa' a misura d'uomo'', e ''pensare una politica efficace non perche' funziona nei suoi dinamismi interni, ma perche' serve l'uomo''.
Lo ha detto il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei, nel suo intervento di oggi sulla ''sussidiarieta''', tenuto in occasione delle Giornate di formazione promosse dall'Intergruppo parlamentare della Camera dei deputati e del Senato sul tema: ''Per vincere domani. Famiglia e lavoro al tempo della sussidiarieta'''.
Il primato della persona, che ''sta alla base del personalismo sociale'', costituisce dunque per il presidente della Cei ''il criterio del rifiuto di ogni forma di totalitarismo, e richiede non solo il principio di sussidiarieta', ma anche il pluralismo delle istituzioni: non dunque soltanto il pluralismo nella istituzione, ma pluralismo di istituzioni, in modo che le famiglie, i gruppi, le chiese, le comunita' locali, abbiamo gli spazi e i mezzi per la realizzazione delle loro finalita' educative ed assistenziali''.
''Se lo Stato deve essere attento a non pretendere cio' che i soggetti minori non sono in grado di fare, e a non mortificare invadendo le diverse potenzialita' – ha detto ancora il card. Bagnasco nel suo intervento pronunciato ieri ma diffuso soltanto oggi – anche l'individuo e i corpi intermedi devono evitare il rischio di aspettarsi tutto dall'alto favorendo dinamiche di tipo assistenziale che non costruiscono ne' la persona, ne' i gruppi, ne' lo Stato''.
Di qui la necessita' di ''una continua tensione educativa diffusa, non solo da parte del soggetto naturale e ineguagliabile di tale compito – la famiglia – ma anche la scuola, le associazioni giovanili, il mondo massmediatico, le istituzioni, la comunita' cristiana''. Quanto alla sussidiarieta', il cardinale ha esordito ricordando che essa ''richiede una capacita' di acuto e onesto discernimento per riconoscere senza ideologie e ritardi le ricchezze e le capacita' della societa' civile'', fuggendo – da parte dello Stato ''una duplice tentazione: quella di scaricare per ignavia le sue responsabilita', oppure quella di invadere, per statalismo accentratore, gli spazi possibili e dovuti ai diversi soggetti della societa' civile''.














