16 ago. – Dar vita a un governo "contro una parte del paese e contro la metà del Parlamento penso sia sempre molto difficile, dubito possa essere utile". Ai microfoni del Tg3, Pier Ferdinando Casini dice la sua sulla crisi del governo e chiude la strada al governo tecnico, e più in generale a ogni ipotesi di esecutivo costruito contro il volere dell’attuale maggioranza.
Il leader centrista ribadisce che ha parlato di responsabilità nazionale “perchè penso che quello che serve non sia schierare una parte contro l'altra, ma riconciliare gli italiani per uscire insieme dalla melma”. Tanto più in una fase difficile per l’economia, dopo la crisi scoppiata a livello globale. Neppure nell’opposizione il fronte pro governo tecnico è compatto.
Il leader Idv Antonio Di Pietro conferma che “la priorità rimane il voto”. Di Pietro ribadisce sì che Idv è pronta a valutare l'ipotesi di un governo tecnico, ma pone la pesante condizione che “si tratti di un esecutivo garantito dal capo dello Stato. Un esecutivo a scadenza prefissata che serva a fare una nuova legge elettorale e una normativa che garantisca il pluralismo dell'informazione”.
Dal canto suo, Giorgio Napolitano ha puntualizzato oggi – conversando col “Corriere della Sera” – che non esistono esecutivi tecnici che nascano dalla volontà del capo dello Stato: ci sono esecutivi, qualunque sia la loro composizione, che nascono dal fatto che il Parlamento dà loro, a maggioranza, la fiducia. Insomma, gli esecutivi cosiddetti tecnici nascono da una scelta politica. E non si vede come una simile scelta possa essere compiuta dal Parlamento con la contrarietà dei partiti vincitori delle elezioni, Pdl e Lega.

Il Pdl si schiera in modo netto contro qualsiasi operazione “ribaltonista” poggiante sul varo di un governo tecnico o di una formulazione analoga, Umberto Bossi conferma che si opporrà assieme al partito di Silvio Berlusconi a una prospettiva del genere. E si dice pronto a scendere in piazza in difesa della scelta compiuta dagli italiani a favore del centrodestra. Ci sono “milioni di persone” – dice il leader della Lega e ministro delle Riforme conversando coi cronisti a Ponte di Legno – pronti a sfilare in difesa del voto.
Messaggio ribadito dalle colonne della “Padania”: “Berlusconi porta in piazza la gente e sono tanti, di più.
La Lega si unisce con il Veneto, il Piemonte e la Lombardia. Un sacco di milioni di persone, e sono incazzate. In ogni caso, non si vede – sempre per Bossi – chi potrebbe guidare un governo tecnico: non certo il ministro dell'Economia Giulio Tremonti, che “vuole bene a Berlusconi e non farebbe mai uno scherzo del genere”.
Per Bossi un governo tecnico basato sul sostegno di finiani e centrosinistra potrebbe cancellare “tutte le leggi che non interessano né Fini né Bersani. Dobbiamo guardare con grande attenzione e grande timore all'idea di un governo tecnico, che secondo me non può passare”.
Su questo tasto batte a più riprese il Pdl. Il portavoce di Via dell’Umiltà, Daniele Capezzone, sottolinea che “chiunque non abbia perso il contatto con la realtà sa che, a maggior ragione dopo gli eventi delle ultime settimane, gli italiani stanno dalla parte di Silvio Berlusconi”.

Capezzone ricorda come gli elettori abbiano “ben compreso la posta in gioco. Da una parte c’è il loro voto per Berlusconi (nel 2008, e poi confermato nel 2009, e alle regionali di tre mesi fa).
Dall'altra c’è la speranza di alcuni ambienti politici, editoriali, imprenditoriali, di mettere tra parentesi quella scelta elettorale e di imporre governi pseudo-tecnici privi di legittimazione popolare. Insomma, c’è chi, come la sinistra italiana (in sintonia con pochi ben precisi network editorial-imprenditoriali), sapendo di non poter vincere in campo aperto, punta ad imporsi a tavolino. Ma mostra di non conoscere gli italiani”.
Tesi espressa – rispondendo a una sortita di Piero Fassino sul “nervosismo” del centrodestra – anche dal capogruppo Pdl alla Camera Fabrizio Cicchitto: “Non vi è alcun nervosismo nell'indicare come soluzione quella di ritornare alle urne nel caso in Parlamento la maggioranza uscita dal libero voto degli italiani non venisse confermata. Mi pare un epilogo logico e di buonsenso”.
In ogni caso, il problema, per ora, non si pone. Perché i finiani, benché staccatisi dal Pdl, hanno finora annunciato di voler restare nel perimetro della maggioranza (dunque anche a Montecitorio – mentre a Palazzo Madama il problema non si pone – la maggioranza assoluta è saldamente nelle mani del centrodestra. Il ministro della Difesa e coordinatore Pdl Ignazio La Russa osserva in proposito: “Fin tanto che siamo in grado di rispettare gli impegni non c'è alcun motivo di pensare ad un ricorso alle urne. Poi chi vivrà vedrà”. Pero ora, “l'esecutivo ha un desiderio preciso, che è quello di rispettare il programma in cui si è impegnato con gli elettori”.