06 ago – Il vertice del Pdl di ieri ha
confermato che l'ipotesi piu' accreditata nella maggioranza
e' quella delle elezioni anticipate. Silvio Berlusconi ha
dato appuntamento allo stato maggiore del partito subito dopo
ferragosto. Quindi pochi giorni di vacanza a disposizione per
i coordinatori del Pdl e i ministri.
Lo stesso presidente del Consiglio, parlando delle sue
vacanze, ha precisato: ''Mi concedero' cinque giorni, uno
per andare a trovare ogni figlio''. Per il resto, fara' la
spola tra Arcore e Roma. Berlusconi ha inoltre espresso
l'opinione che i finiani sono ormai alleati inaffidabili. Da
qui l'intenzione di non tollerare altre distinzioni dalla
maggioranza, come e' avvenuto mercoledi' scorso sulla mozione
di sfiducia nei confronti del sottosegretario Giacomo
Caliendo.
Durante il vertice del Pdl, altro tassello che indica la
probabile scelta della fine anticipata della legislatura, il
ministro dell'Economia Giulio Tremonti ha spiegato che la
fase piu' critica della crisi economica e' alle spalle e
quindi si potrebbero affrontare le elezioni anticipate anche
in prossimita' della prossima legge finanziaria.

Nel vertice e' emersa qualche perplessita' sulla data piu'
favorevole al ritorno alle urne: fine novembre o aprile 2011?
Elezioni ravvicinate non darebbero il tempo a Futuro e
liberta', il movimento che fa capo a Gianfranco Fini, di
organizzarsi ma potrebbero portare al risultato di una doppia
maggioranza: centrodestra primo alla Camera ma centrosinistra
possibile vincitore al Senato. Da qui la decisione di
rafforzare le iniziative a favore di un maggiore radicamento
territoriale del Pdl.
La prospettiva della fine anticipata della legislatura
riaccende il dibattito anche nell'opposizione.
Il voto anticipato non e' piu' una
eventualita' cosi' remota. Anzi, ad ascoltare le parole dei
finiani, a settembre governo e maggioranza dovranno affrontare
in Parlamento una vera "battaglia sulla legalita'".
Per questo,
e' il ragionamento di Silvio Berlusconi, bisogna organizzare
subito il partito in modo capillare, metterlo nelle condizioni
migliori per affrontare e sostenere una nuova campagna
elettorale. A settembre, il Pdl dovra' essere una "macchina da
guerra" in grado di "oscurare" Fini e i finiani e contrastare
le "manovre di palazzo da vecchia politica" che mirano a creare
un terzo polo al centro.
Non si deve quindi perdere tempo: in agosto si lavora senza
sosta alla riorganizzazione territoriale del Pdl. E se voto
dovra' essere (anche se sarebbe "da irresponsabili e la colpa
non sarebbe certo nostra"), bisogna preparare il terreno piu'
favorevole per assicurarsi la vittoria. Se, infatti, e' il
ragionamento che il premier avrebbe svolto con i vertici di via
dell'Umilta', alla Camera non ci sono grandi problemi di sorta
(il premio di maggioranza assicura a Pdl e Lega un ampio
margine), altrettanto non puo' dirsi per il Senato, dove
Berlusconi teme si possa verificare la stessa situazione che ha
reso la vita impossibile al suo predecessore, Romano Prodi.
Cosi' il presidente del Consiglio avrebbe iniziato a ragionare
con i suoi sulla possibilita' di andare ad una riforma del
sistema elettorale ma solo per il Senato.

A quanto si apprende, tuttavia, sarebbe ancora un progetto
tutto allo stadio iniziale, ma il premier avrebbe chiesto di
studiare bene i vari modelli, le criticita' di quello attuale,
e mettere nero su bianco uno schema di possibile riforma.
Intanto, si studiano anche le prossime
mosse in vista della ripresa dell'attivita' parlamentare a
settembre: al vertice, viene spiegato, il premier ha volto un
quadro dettaglio sui provvedimenti da mettere in calendario.
Una volta preparato il partito per le elezioni, infatti, si
potrebbe cercare, se la situazione dovesse diventare
insostenibile e governo e maggioranza venissero sottoposti ad
un "stillicidio e logoramento continuo", di 'sfruttare' ad hoc
alcuni provvedimenti per "stanare" i finiani e causare
l'incidente cosi' da rendere non piu' rinviabile il voto
anticipato.
Ma e' solo una delle strade, viene fatto notare, a cui si
sta ragionando, tanto che il premier avrebbe invitato partito e
ministri a non precipitare le cose, mantenere la calma ed
essere prudenti, perche' le incognite di una crisi al buio sono
davvero tante. Ai suoi, Berlusconi ha chiesto "unita' e
compattezza: questo non e' il momento di farci vedere divisi".
E, soprattutto, e' stato l'imperativo del premier, "non
dobbiamo dare l'impressione agli italiani che il governo e la
maggioranza sono in difficolta'". Adesso, avrebbe insistito il
Cavaliere, "tutti concentrati sul partito e sul territorio:
dobbiamo essere presenti, stare vicini alla gente". Perche',
sarebbe stata la riflessione, "se c'e' stato un errore forse e'
che siamo apparsi un po' distanti dal Paese". Un gap che "va
assolutamente colmato".