09 giu. – La relazione del ministro della Giustizia Alfano sulle ultime modifiche al ddl intercettazioni è stata approvata unanimemente dall'ufficio di presidenza del Pdl e attraverso una nota il presidente Fini ha sottolineato come vada ad onore di Berlusconi essersi astenuto sul ddl "perché a suo avviso non manterrebbe in toto gli impegni
presi con gli elettori in materia di tutela della privacy. Comunque -
conclude – sono certo che Berlusconi concordi con me sul fatto che la
nuova formulazione del ddl fa sì che esso di certo non contrasti con
altri impegni presi con gli elettori: quelli in materia di lotta alla
criminalità e di difesa della legalità â€.
presi con gli elettori in materia di tutela della privacy. Comunque -
conclude – sono certo che Berlusconi concordi con me sul fatto che la
nuova formulazione del ddl fa sì che esso di certo non contrasti con
altri impegni presi con gli elettori: quelli in materia di lotta alla
criminalità e di difesa della legalità â€.
Nel corso della riunione – ha rivelato il premier – c'è stata solamente un'astensione, ovvero la propria e ha attaccato la lobby dei magistrati e dei giornalisti che "ci hanno impedito di giungere a un testo che difenda al 100% il nostro diritto di libertà . La sovranità nel nostro Paese dovrebbe essere del popolo, che la conferisce al Parlamento, ma oggi non è più del Parlamento. La sovranità è passata a questa corrente della magistratura e ai suoi pm...". E poi: “Il presidente del Consiglio non ha nessun potere. Fare una legge in Italia è un calvario quotidiano. Quando una legge esce dal Consiglio dei ministri magari tu avevi pensato un cavallo e dall'iter parlamentare esce un dromedario†sottolinea. E tornando al ddl sulle intercettazioni sottolinea: “La decisione che abbiamo preso oggi è vincolante per i nostri senatori e i nostri deputatiâ€.
Nel provvedimento rimarrebbe invariata la controversa norma Ghedini sul meccanismo di proroga di 48 ore in 48 ore dell'autorizzazione a intercettare, anche se il capogruppo al Senato Gasparri ha poi ipotizzato di portare a 72 le ore. Si conclude così, giungendo a una versione definitiva e “blindata†del testo, il confronto interno al partito. I
Berlusconi ha insistito su tempi rapidi di approvazione. Trovato finalmente un "punto di equilibrio", dopo "un lungo lavoro di mediazione", anche se non soddisfa pienamente il premier, il testo non subirà più ulteriori modifiche, è l'accordo raggiunto nel partito. Il ddl che uscirà dal Senato dovrà quindi essere licenziato così com'è, entro luglio, anche dalla Camera.
Nel provvedimento troverà spazio anche una regolamentazione degli operatori che si occupano tecnicamente di realizzare gli ascolti, compito che il premier ha affidato al Guardasigilli: si pensa in particolare all'istituzione di un registro degli operatori, o forse un albo professionale, oppure una "centralizzazione" degli ascolti che potrebbe far capo a un tribunale. Un modo per evitare possibili fughe di notizie e, soprattutto, per limitare i costi delle intercettazioni. Sarà inoltre stabilito un tetto di spesa, deciso annualmente dal Parlamento, per finanziare le intercettazioni.
Secondo quanto riferito da alcuni dei presenti alla riunione, Berlusconi non avrebbe risparmiato una nuova critica ai “pm politicizzati†in riferimento alle inchieste sulla mancata evacuazione dell’Aquila prima del terremoto. “Dopo tutto quello che gli uomini della Protezione civile hanno fatto per i terremotati dell'Aquila, ora a causa dell'inchiesta dei pm politicizzati se uno di loro si facesse vedere all'Aquila rischierebbe di essere aggredito dagli stessi cittadiniâ€.
Un'inchiesta che, avrebbe accusato il presidente del Consiglio, ha creato un clima tra la popolazione dell'Aquila tale per cui i responsabili delle Protezione civile rischierebbero addirittura un'aggressione. E questo a causa di un'accusa assurda – si sarebbe sfogato Berlusconi – da parte di pm politicizzati visto che il terremoto era impossibile da prevedere.















