31 mag. – ''L'ostruzionismo non è né duro né morbido, si fa è basta. Vedremo alla fine che emendamenti deciderà di presentare la maggioranza. Allo stato, restano tutti gli elementi per giustificare l'ostruzionismo in aula''. Andrea Orlando, responsabile giustizia del Pd, ha ribadito la sua contrarietà al ddl intercettazioni presentato dalla maggioranza la quale, per bocca del presidente della commissione Giustizia del Senato Filippo Berselli, è pronta anche al voto di fiducia pur di difendere il suo testo. ''Se il centrodestra cerca qualche scusa per mettere la fiducia – ha sottolineato il deputato democratico – evidentemente non si fidano nemmeno della loro stessa maggioranza nella quale sappiamo ci sono molti che non intendono rinunciare a una seria politica di contrasto alla criminalità organizzata e alla corruzione''.
Orlando condivide l'allarme dell'Anm che vede a rischio le indagini contro la mafia.
Orlando condivide l'allarme dell'Anm che vede a rischio le indagini contro la mafia.
''Questa legge sulle intercettazioni – ha avvertito – renderà più difficile il contrasto alla criminalità organizzata. Non lo dice solo il sindacato delle toghe, ma lo dicono anche gli investigatori, la Procura nazionale antimafia, e tutti quelli che si trovano a combattere in prima persona la mafia''.
E ancora: ''Il ritorno al testo della Camera elimina qualche sconcezza, ma non risolve il problema della limitazione della capacità delle indagini e quello delle fughe di notizie. Di tutto questo può trarne vantaggio la cosiddetta cricca''.
Va all'attacco anche il leader Idv Antonio Di Pietro: ''La legge sulle intercettazioni è un provvedimento approvato solo per proteggere la 'cricca' e la casta che spendono e spandono i soldi pubblici senza controllo e a proprio uso e consumo''.
Filippo Berselli, presidente della commissione Giustizia del Senato, ha difeso a spada tratta il ddl intercettazioni e replicato alle critiche dell'Anm. ''L'Anm – ha detto all'Adnkronos – si comporta come un vero e proprio partito che però opera fuori dal Parlamento. Si comporta più o meno come l'Idv''. Berselli se la prende anche con l'opposizione che ha presentato 150 emendamenti oltre il termine previsto (scaduto ieri alle 19). Così, a fronte di un eventuale ''ostruzionismo durissimo'' da parte del Pd, Berselli ha ipotizzato: ''A quel punto non dobbiamo però meravigliarci se il governo sarà costretto a porre la fiducia''.
Dalla maggioranza difende il provvedimento anche il presidente del gruppo Pdl al Senato Maurizio Gasparri, tra i firmatari degli 11 emendamenti presentati ieri dalla maggioranza. Proposte di modifica che ''garantiscono spazi più ampi per il diritto di cronaca, evitando comunque la gogna mediatica e la pubblicazione indiscriminata di intercettazioni".
"Ribadiamo che per quanto riguarda terrorismo e mafia nulla è cambiato e quindi le attività investigative potranno proseguire con grande intensità – ha aggiunto -. Speriamo che vengano accantonati i pretesti e i pregiudizi e si guardi alla sostanze delle cose".
L'opposizione al testo resta forte anche fuori dalle Aule parlamentari. Lunedì prossimo, il gruppo dei legali della Fnsi, il sindacato unitario dei giornalisti, insieme all'Usigrai, il sindacato dei giornalisti Rai, e all'associazione Articolo21, si riuniranno in audioconferenza con la Federazione nazionale della Stampa per fare il punto sulla stesura del ricorso alla Corte Europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo nel caso in cui il Parlamento decidesse di trasformare in legge il ddl Alfano.
No anche dall'Anfp, l'Associazione dei funzionari di Polizia.
"Il ddl intercettazioni è un duro colpo per la sicurezza, infatti, mentre l'indice di delittuosità risulta costantemente oltre i 4mila crimini ogni 100mila abitanti nell'ultimo decennio, al Senato ci si ostina a proporre un sistema che riduce severamente la possibilità di intercettare", ha dichiarato in una nota il segretario nazionale dell'Anfp Enzo Marco Letizia. "Si insiste, poi, a prevedere che le microspie vadano messe nei luoghi ove vi è fondato motivo di ritenere che si stia commettendo un reato – ha aggiunto – e non si vuol capire che se l'investigatore ha questa convinzione deve intervenire per arrestare gli autori del crimine nella flagranza di reato".















