15 apr. – Tornato da Washington, dove ha partecipato al vertice internazionale sulla sicurezza nucleare voluto dal presidente Barack Obama, Silvio Berlusconi si e' subito impegnato a fare il punto sull'iter e i contenuti delle riforme annunciate dal centrodestra. A palazzo Grazioli, residenza romana del premier, ieri sera si e' tenuta una cena tra alcuni esponenti della Lega e del Pdl.
Per il Carroccio erano presenti i ministri Umberto Bossi e Roberto Calderoli, il vicepresidente del Senato Rosi Mauro, Renzo Bossi, i due governatori di Piemonte e Veneto Roberto Cota e Luca Zaia. Per il Pdl: i coordinatori Denis Verdini e Ignazio La Russa, il sottosegretario alle Riforme Aldo Brancher e il ministro della Giustizia Angelino Alfano.
Prima questione affrontata e' stata quella della sostituzione di Zaia al Ministero dell'agricoltura con Giancarlo Galan, ex governatore del Veneto (anche lui presente alla cena). L'avvicendamento aveva ottenuto l'assenso della Lega gia' nei giorni scorsi e ieri sera gli esponenti del Carroccio hanno confermato il via libera. Secondo alcune indiscrezioni, l'orientamento emerso dalla cena sarebbe quello di presentare tre progetti distinti su forma dello Stato, giustizia e fisco.
Su questa scelta avrebbe insistito la Lega che vuole verificare le possibilita' di dialogo con l'opposizione: un pacchetto unico di riforme, anche dal punto di vista del metodo, non favorirebbe il confronto. Bossi aveva puntualizzato la posizione del Carroccio nel pomeriggio: ''Serve un Senato federale che non sara' di serie B. L'attuale legge elettorale non si tocca, ma va tolto il doppio turno anche alle comunali. Si va in Commissione ed e' li' che si vede qual e' l'interesse del Pd a fare le riforme''.
L'incontro di palazzo Grazioli era stato preceduto in mattinata da una riunione tra Verdini e Calderoli. Il ministro della Semplificazione legislativa ha ribadito al coordinatore del Pdl quali sono le priorita' della Lega: completamento del federalismo (a iniziare da quello fiscale) elezione diretta del capo dello Stato, Senato federale, riduzione del numero dei parlamentari, abolizione del doppio turno anche per le elezioni comunali. Secco il no a una riforma della legge elettorale in vigore. Verdini avrebbe concordato sulla necessita' di accelerare l'iter delle riforme in modo da vararle entro la fine della legislatura. Un nuovo incontro tra Verdini e Calderoli e' stato fissato nelle prossime settimane, dopo che saranno convocati tutti gli organi dirigenti del Pdl.
I vertici del Pd hanno intanto incontrato il presidente della Repubblica. Con il segretario Pierluigi Bersani, si sono recati al Quirinale Rosy Bindi, Enrico Letta e i capigruppo di Camera e Senato Dario Franceschini e Anna Finocchiaro. Bersani ha illustrato a Giorgio Napolitano le riforme su cui il Pd punta sia sul fronte istituzionale che su quello economico e sociale: rafforzamento dei poteri del Parlamento e del governo, Senato federale, riduzione del numero dei parlamentari, riduzione dei costi della politica, una nuova legge sui partiti e anche una nuova legge elettorale che dia ai cittadini la possibilita' di scegliere chi eleggere, interventi legislativi su redditi, fisco, piccole e medie imprese e lavoro.
Gli esponenti del Pd hanno confermato al capo dello Stato, che ricevera' le delegazioni di altri partiti per essere informato sull'orientamento delle diverse forze politiche sulle riforme, la propria disponibilita' al dialogo con la maggioranza e alla possibilita' che le riforme possano essere approvate in modo condiviso. Ma e' apparso chiaro il no di Bersani al presidenzialismo. Il Pd potrebbe privilegiare il ''premierato forte''.
Per oggi e' previsto l'atteso incontro tra Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini. Piu' volte annunciato e piu' volte rinviato all'indomani dell'esito delle elezioni regionali, potrebbe svolgersi nell'appartamento di rappresentanza del presidente della Camera a Montecitorio.
Fini non ha celato nelle scorse settimane la propria irritazione per il fatto che il premier abbia privilegiato il rapporto con la Lega nello stabilire i contenuti e il metodo delle riforme.
Nei giorni scorsi e' intervenuto in alcune occasioni per confermare la propria predilezione per il modello presidenzialista francese a doppio turno elettorale e per auspicare un accordo con l'opposizione in modo da evitare eventuali referendum confermativi previsti dall'articolo 138 della Costituzione.
Ieri una telefonata tra il premier e il presidente della Camera ha scongelato i rapporti.















